Alla
radice profonda di ogni esperienza umana ci sono listinto di sopravvivenza
e il desiderio di benessere. Vivere senza paura, fame o sofferenza. Immaginare
come si potrebbe migliorare la propria vita e avere i mezzi per operare
tale cambiamento. Eppure ogni giorno 1,2 miliardi di persone un
quinto della popolazione mondiale non possono soddisfare neanche
le proprie necessità essenziali, men che meno realizzare i propri
sogni e le proprie aspirazioni.
Questo libro prende in considerazione la categoria più numerosa tra i poveri della terra i 900 milioni di donne, bambini e uomini poveri che vivono nelle zone rurali. Si tratta di agricoltori che coltivano prodotti di sussistenza e pastori, pescatori e lavoratori stagionali, artigiani e popolazioni indigene la cui lotta quotidiana per la sopravvivenza raramente cattura lattenzione del mondo.
Dietro limmagine, una selezione di 111 fotografie, documenta
la vita di persone povere in contesti rurali di ogni parte del mondo.
Questo volume, unico nel suo genere, rivela come la povertà non
consista sempre in ciò che appare a prima vista. Perché
in ogni fotografia, in ogni volto che incontriamo, si colgono lampi di
determinazione, momenti di gioia segno che anche quando non cè
nientaltro, cè sempre una speranza.
Una immagine 900 milioni di vite
La povertà ha molti aspetti, alcuni più evidenti di altri. Osservate la fotografia della donna nella pagina accanto. È in piedi, al limitare di un campo, e tiene in mano uno dei pochi strumenti di tecnologia agricola che possiede una zappa. Quanto cibo e denaro può produrre con risorse così limitate? Le ragioni della sua povertà sembrano evidenti. Ma lo sono? Per molte persone povere nelle aree rurali di tutto il mondo, la povertà non è solo una questione di reddito. In realtà, esistono molti fattori che spingono queste persone ai margini del sistema economico e tra essi vanno annoverati lisolamento fisico e sociale, la discriminazione e la mancanza di pari opportunità per uomini e donne, strategie governative inefficaci e limpossibilità di essere rappresentati a livello politico. Per molti, la condizione di povertà è ulteriormente aggravata dallHIV-AIDS, che ha devastato gran parte dellAfrica meridionale e orientale. Milioni di piccoli agricoltori sono morti e molti di più sono troppo malati per occuparsi dei propri campi.
Come per tutte
le buone fotografie, più attentamente la si osserva, più
cose si vedono. La donna della foto sembra contenta della pioggia leggera
che comincia a cadere. In tutto il mondo, gli agricoltori che coltivano
prodotti di sussistenza dipendono dalle piogge per far crescere i raccolti.
Tuttavia, a causa di periodi di siccità, aggravati da cicli climatici
erratici associati ai cambiamenti globali del clima, per gli agricoltori
poveri è sempre più difficile produrre cibo sufficiente
a sfamare le proprie famiglie, e ancora più arduo avere raccolti
da vendere. Nel caso della donna della fotografia, viene spontaneo domandarsi
come potrebbe trasportare i propri prodotti al mercato anche ammesso che,
in una buona annata, gliene avanzassero da vendere. Non cè
traccia di una strada, una città o anche solo una linea elettrica.
In effetti, guardando questa fotografia, ci si potrebbe chiedere in assoluto
perché quella donna stia lì a sforzarsi di lavorare
in unambiente arido e ostile, avendo a disposizione solo una zappa.
Per molti che combattono per sopravvivere in contesti rurali fortemente
degradati, la risposta a questa domanda è semplice non
hanno scelta. In tutto il mondo, molti dei poveri che risiedono nelle
aree rurali sono popolazioni indigene che sono state spinte verso i terreni
meno fertili ed ecologicamente più fragili.
In questi luoghi isolati, lontani dai centri del commercio e del potere, essi hanno poche opportunità di migliorare le proprie condizioni di vita, accedere ai servizi di base o influenzare le istituzioni e le politiche che potrebbero cambiare la loro vita.
Aumentare il potere decisionale dei poveri delle aree rurali è un primo passo essenziale per eliminare la povertà. Per rispettare la determinazione e la capacità di ognuno di noi di cambiare la propria vita e ricercare opportunità di migliorarla. Per quanti la osservano dallesterno, raramente la povertà consiste in ciò che appare a prima vista. Molte delle cause che spingono le persone verso una condizione di povertà restano nascoste sotto la superficie. La donna della fotografia potrebbe essere povera per le ragioni più varie, comprese la guerra o una lotta civile, la corruzione a livello governativo o liniquità nella distribuzione degli aiuti per lesportazione dei prodotti agricoli, che mettono gli agricoltori poveri nellimpossibilità di competere. Rispettare gli aspetti diversi e complessi della povertà è essenziale, proprio come osservare i volti dei poveri delle aree rurali e riconoscere in loro individui che hanno il diritto di decidere del proprio futuro è un passo importante verso lindividuazione di soluzioni durature.
Una foto, una vita tra quelle degli oltre 900 milioni di persone delle aree rurali oppresse dalla povertà.
Lennart Båge
Presidente dellIFAD
Per molti anni,
Sarasu, non sposata e madre di sette bambini in una zona rurale dellIndia,
ha lottato per sfamare la sua famiglia con solo 20 rupie (meno di 50 centesimi
di dollaro) al giorno. Risparmiare era impossibile e, dato che non poteva
offrire garanzie collaterali, non era ritenuta idonea per ottenere un
prestito da una banca. Poi, nel 1989, il Fondo Internazionale per lo Sviluppo
Agricolo (IFAD) ha avviato il Progetto per lo sviluppo delle donne del
Tamil Nadu, unidea innovativa che promuoveva un sistema informale
di risparmio e prestito basato su gruppi. La premessa era semplice: dopo
aver versato una quota su un conto in comune, le donne potevano prelevare
dei fondi sotto forma di prestiti quando ne avevano bisogno. Decisa a
migliorare le proprie condizioni di vita, Sarasu è riuscita a mettere
insieme la quota di risparmio minima necessaria per partecipare al progetto
e, poco dopo, ha chiesto ed ottenuto un prestito per comprare due mucche
da latte. Il ricavato della vendita del latte ha aumentato il suo reddito
a 100 rupie al giorno. Un altro prestito lha aiutata ad avviare
una piccola impresa di legna da ardere. Oggi, anni dopo, entrambi i prestiti
sono stati restituiti e due dei figli di Sarasu si sono laureati alluniversità.
Questo è sviluppo. È un cambiamento reale, in positivo, nella vita di persone determinate a realizzarlo, se solo viene offerta loro unoccasione. Ma ancora oggi, a molte persone in tutto il mondo questa occasione viene negata. Ben più di un miliardo di persone soffre la fame. Sviluppo significa dare loro, e ad altri due miliardi di persone la cui situazione è quasi altrettanto grave, lopportunità di costruirsi una vita migliore.LIFAD è stato istituito proprio con questo mandato dare ai poveri delle aree rurali le possibilità e i mezzi per apportare cambiamenti duraturi alle loro condizioni di vita. Nato per far fronte alle gravi insufficienze alimentari e al rischio della fame che hanno segnato linizio degli anni settanta del Novecento, lIFAD è stato creato per raggiungere uno scopo assolutamente centrale rispetto alle finalità delle Nazioni Unite: stabilire alleanze globali che superino barriere geografiche e ideologiche per unire i vari popoli nello sforzo comune di eliminare la fame e la povertà. Ora, 25 anni dopo, i partenariati con governi, organizzazioni non governative, organizzazioni di base, settore privato, agenzie delle Nazioni Unite e altre controparti continuano a essere un elemento determinante per lefficacia delle operazioni dellIFAD.
Quando le singole persone e le organizzazioni collaborano tra loro, possono realizzare qualunque cosa. Possiamo affrontare le cause profonde del persistere della povertà e del ricorrere di crisi alimentari. Possiamo aumentare la produttività agricola. Possiamo promuovere i cambiamenti necessari a garantire ai poveri delle aree rurali un potere decisionale maggiore, che accresca la loro capacità di resistere e far fronte ai rovesci economici, alla fame, alle malattie e altri fattori che possono rendere vani i loro sforzi e il loro lavoro. Possiamo inoltre sconfiggere lHIV-AIDS che sta attualmente devastando alcuni dei paesi più poveri della terra, in particolare nellAfrica meridionale e orientale.
Con la Dichiarazione del Millennio, i capi di stato di tutto il mondo si sono impegnati a dimezzare entro il 2015 il numero di quanti vivono in condizioni di povertà assoluta e soffrono la fame. Possiamo raggiungere questo obiettivo, ma solo se terremo conto del fatto che tre quarti dei poveri della terra vivono ancora nelle aree rurali e traggono il loro sostentamento dallagricoltura e altre attività rurali. Le immagini di questa speciale raccolta di fotografie, creata per celebrare i 25 anni di collaborazione dellIFAD con i poveri delle comunità rurali, ci ricordano proprio questo. Per eliminare la povertà, dobbiamo combatterla nelle campagne, dove vive la maggior parte dei poveri della terra.
Kofi A. Annan
Segretario Generale delle Nazioni Unite
A prima vista, le persone che
appaiono in questo libro non sembrano avere molto in comune. Sono pastori,
pescatori, agricoltori e imprenditori, di età e religioni molto
diverse, originari di 10 diversi paesi sparsi su quattro continenti. Ciò
nonostante, quando molte fotografie sono riunite in un libro come questo,
è possibile notare come le loro vite siano rappresentative di quelle
di tutti i poveri che vivono nelle aree rurali. Nel loro insieme queste
fotografie costituiscono unantologia di testimonianze di autodeterminazione,
più che documentare situazioni di indigenza. Spingono a immedesimarsi
e suscitano compassione, ma al tempo stesso ci ricordano che, per chi
non ne ha esperienza, la povertà può essere unestranea,
sconosciuta e facilmente fraintesa.
Eppure, le ragioni per cui una persona è povera e unaltra
ricca non sono così complesse. Spesso, esse hanno poco a che fare
con lindividuo e dipendono piuttosto da circostanze, opportunità
ed eventi casuali. Spesso, le persone che vivono nelle aree rurali dei
paesi in via di sviluppo sono povere perché non hanno modo di accedere
a risorse essenziali che altri utilizzano per assicurarsi la ricchezza
risorse quali influenza politica, diritti di proprietà,
istruzione, assistenza sanitaria, acqua potabile, riparo e disponibilità
costante di alimenti. Quando allequazione si aggiungono fenomeni
naturali o causati dalluomo, come la siccità, il degrado
ambientale, malattie e conflitti, le persone che lottano per la propria
sopravvivenza sono spinte al limite, il che contribuisce ad alimentare
un vortice sempre peggiore di povertà e fame che finisce col distruggere
comunità, regioni e interi paesi.
Nel 1960, il divario tra il reddito del quinto della popolazione mondiale che viveva nei paesi più ricchi e del quinto che viveva in quelli più poveri era di 30 a 1. Nel 1997, quel divario era aumentato fino a 74 a 1. Oggi, con le forze rapidissime della globalizzazione che trasportano beni, informazione e denaro oltre le frontiere, il divario tra il reddito dei ricchi e quello dei poveri si fa ancora più ampio. Nel 1999, le risorse dei tre miliardari più ricchi del mondo erano superiori alla somma del prodotto interno lordo dei più poveri tra i paesi in via di sviluppo con i loro 600 milioni di abitanti.
I benefici della globalizzazione non hanno ancora raggiunto più della metà della popolazione mondiale gli oltre 3 miliardi di persone che vivono con meno di due dollari al giorno. Ma il reddito è solo un sintomo della povertà, non la sua causa. La sfida maggiore consiste nel comprendere perché un numero così elevato di persone non riescano a guadagnare quanto basta a condurre una vita dignitosa. In molti casi, come documentano alcune delle fotografie raccolte in questo libro, lisolamento è un fattore rilevante. Lontani dai centri del potere, i poveri delle aree rurali raramente possono influenzare le politiche e le decisioni che condizioneranno le loro vite. Spesso le comunità rurali sono sprovviste di servizi basilari come strade, elettricità, scuole e ospedali. Per molte persone, anche trasportare i propri prodotti fino al mercato rappresenta una sfida impegnativa, figurarsi interpretare le condizioni globali che determinano landamento dei prezzi. Garantire a queste persone un maggiore potere decisionale significa rispettarne la dignità, suscitare in loro un senso di appartenenza e la forza di determinare il proprio destino.
La povertà
causa più malesseri, sofferenze e decessi di qualunque malattia
sulla faccia della terra. Ogni anno, ad esempio, ben 800 milioni di persone
soffrono di malnutrizione cronica e delle malattie che ne derivano, a
causa della povertà. Tra queste persone, la percentuale più
alta di vittime risiede nelle aree rurali dei paesi in via di sviluppo.
Ad alcuni potrà sembrare paradossale che delle comunità,
la cui attività principale consiste nel coltivare prodotti agricoli
in alcuni periodi, soffrano la fame. Ma questo accade perché soffrire
la fame non è semplicemente il risultato della mancanza di cibo.
La causa principale della fame è la povertà stessa.
In molti paesi in via di sviluppo, ad esempio, la produzione agricola dipende dalle piogge. Durante periodi di siccità come quelli che hanno colpito varie parti dellAfrica, gli agricoltori che coltivano prodotti di sussistenza non solo perdono i loro raccolti, ma sono anche troppo poveri per comprare gli alimenti disponibili nei mercati locali. In effetti, molte persone si trovano ridotte alla fame perché non hanno denaro o non possono accedere alle risorse necessarie per produrre loro stessi colture di sussistenza. Nelle aree rurali, i più poveri vengono spesso spinti verso i terreni meno fertili ed ecologicamente più fragili, oppure non hanno terre. Raramente possono far valere indiscussi diritti di proprietà o avere accesso a strade, elettricità, istruzione, credito finanziario e assistenza sanitaria. Può anche capitare che vivano in paesi in cui siano stati loro negati i diritti e le libertà democratiche, condizioni essenziali sulla base delle quali molte persone in tutto il mondo costruiscono il proprio benessere economico e assicurano stabilità alle loro vite. In mancanza di tali condizioni, si diffondono povertà e fame.
Per milioni
di bambini ogni anno, la conseguenza più grave della povertà
è la malnutrizione. Questa si verifica quando i bambini non assumono
in quantità sufficiente cibi ricchi di proteine, calorie e altre
sostanze nutritive essenziali per la crescita, e comporta sottopeso e
altezza inferiore alla media rispetto alletà. Nel mondo,
un bambino su quattro soffre di malnutrizione; il 70% di questi bambini
vive in Asia, il 26% in Africa e il 4% in America Latina e nei Caraibi.
Per molti bambini la malnutrizione inizia già nel grembo della madre. Nelle comunità rurali povere, le donne incinte sono spesso denutrite e danno alla luce bambini denutriti a loro volta. Questi bambini rischiano più degli altri di contrarre malattie infettive o non riuscire a sopravvivere. Di conseguenza, nelle regioni rurali più povere la percentuale di bambini che non raggiunge il quinto anno di età è da tre a cinque volte più alta rispetto a quella che si riscontra nelle famiglie con maggiori possibilità economiche.
Anche i bambini che sopravvivono corrono il rischio di non riuscire a sfuggire alle forze distruttive di povertà e malnutrizione. Se continuano a non essere nutriti in modo adeguato, il loro sviluppo fisico e mentale ne risente ulteriormente. Privi delle energie per prendere parte ad attività o della prontezza mentale e delle risorse per stimolare lapprendimento, molti di essi troveranno difficile migliorare le loro vite in futuro. Alla fine, questo problema affligge individui, comunità ed interi paesi.
Più
della metà delle persone più povere della terra vive nelle
campagne, e fa lagricoltore o il bracciante. Tuttavia, la maggior
parte di coloro il cui reddito dipende dallagricoltura ha un controllo
molto limitato delle terre che lavora. I poveri delle aree rurali raramente
possono far valere indiscussi diritti di proprietà o usufruire
dei benefici che derivano da risorse che contribuiscono a creare ricchezza,
come laccesso a terreni da pascolo, elettricità, strade,
scuole, ospedali o allacqua.
Le ragioni per cui i poveri delle aree rurali non traggono beneficio dalle risorse locali sono molteplici, ma una delle più determinanti è lincertezza del controllo della terra. I migliori terreni coltivabili, ad esempio, sono spesso proprietà o sotto il controllo di pochi privilegiati. Se anche viene riconosciuto ai poveri il diritto di proprietà, si tratta generalmente dei terreni di minore qualità, fortemente svantaggiati per quanto riguarda laccesso ad acqua, strade ed elettricità.
Non avendo il controllo della terra, difficilmente gli agricoltori riescono a raccogliere i frutti dei loro sforzi o investono in attività di gestione sostenibile delle terre. Questo crea una spirale discendente nella quale il degrado ambientale e la povertà procedono di pari passo. Inevitabilmente, sprovvisti di proprietà da vendere o ipotecare nei momenti di difficoltà, molti degli agricoltori più poveri non hanno altra scelta che emigrare in altre aree rurali o verso città già sovraffollate, per lavorare in cambio di salari minimi.
La redistribuzione delle terre può essere unarma molto potente nella lotta alla povertà e può contribuire ad arginare lemigrazione verso città già sovraccariche. Piccole fattorie a gestione familiare possono rivelarsi più produttive ed efficienti di imprese agricole di dimensioni maggiori. Ad esempio a Kerala, in India, delle modeste riforme agrarie associate a investimenti pubblici nei settori dellistruzione e della sanità hanno dato risultati eccellenti in termini di riduzione della povertà.
In tutto il mondo, lincidenza della povertà diminuisce quando aumenta la percentuale di terra posseduta o gestita dai poveri. Ciò nonostante, riforme agrarie che vengano imposte o i cui benefici rimangano concentrati nelle mani dei cittadini più potenti spesso risultano più dannose che utili. Sviluppare delle politiche di riforma agraria che tengano conto delle esigenze specifiche delle comunità locali è un passo essenziale verso leliminazione della povertà.
Seimila anni
fa, alcuni agricoltori sumeri in Mesopotamia scavarono un canale che portava
le acque del fiume Eufrate fino ai loro campi bisognosi di irrigazione.
Questa semplice operazione segnò per i sumeri linizio di
2000 anni di abbondanza alimentare e di una fiorente civiltà. Oggi,
i sumeri sono scomparsi ma la loro eredità non è andata
perduta. Circa il 40% della produzione alimentare del mondo cresce su
terreni irrigati.
Per lagricoltura viene impiegato il 70% delle risorse idriche mondiali. In Asia, ad esempio, un terzo delle terre coltivate viene irrigato e genera due terzi della produzione agricola totale. NellAfrica sub-sahariana, le colture di sussistenza vengono solitamente irrigate solo grazie alle piogge e pertanto sono più vulnerabili rispetto ai periodi di siccità. Anche se esistono diverse concause, limpossibilità di accedere ad abbondanti quantità di acqua pulita contribuisce a spiegare perché tanti africani che vivono nelle aree rurali rappresentino alcune delle persone più povere e più a rischio di crisi alimentari di tutto il mondo.
Troppo spesso le persone più povere hanno minori possibilità di accesso allacqua. Per coloro che vivono nelle zone rurali dei paesi in via di sviluppo, ad esempio, la quantità e la qualità dellacqua disponibile sono spesso scarse, le malattie trasmesse con lacqua rappresentano una minaccia costante e molte donne e ragazze sono costrette a sacrificare tempo ed energie produttive per andare a prendere acqua da pozzi e fiumi lontani. Poiché la popolazione mondiale continua a crescere e una quantità sempre maggiore dacqua è necessaria alle coltivazioni di sussistenza e rischia di essere destinata solo alle persone che, in città e paesi, possono permettersi di pagarla, il problema della scarsità dacqua che affligge i poveri delle aree rurali non può che peggiorare. In realtà, si stima che nel corso dei prossimi venticinque anni il numero di quanti vivono in paesi in cui la disponibilità dacqua è inferiore al fabbisogno aumenterà da 500 milioni a tre miliardi.
La sfida consiste nel trovare soluzioni specifiche per i diversi contesti,
che siano sostenibili nel lungo periodo. Tra le proposte avanzate: ridurre
lo spreco dacqua nelle aziende agricole e nelle città attraverso
lintroduzione di tecnologie a basso costo, promuovere il riutilizzo
dellacqua, studiare nuove politiche pubbliche e ripensara quelle
che incoraggiano un utilizzo eccessivo o una distribuzione inadeguata
delle risorse idriche. Anche promuovere varietà di colture che
richiedano quantità minori di acqua è uno dei principali
obiettivi che ci si prefigge di raggiungere. Bisognerà dedicare
una particolare attenzione alle persone più povere che vivono nelle
comunità rurali, specialmente in Africa. Dovunque possibile, saranno
utilizzati sistemi di irrigazione, in particolare programmi sostenibili
di microirrigazione gestiti direttamente dagli agricoltori stessi, per
contribuire a risolvere il problema.
Uno dei metodi più efficaci per ridurre la povertà nelle comunità rurali è sostenere liniziativa della popolazione locale. Il lavoro autonomo occupa dal 50 al 70% della forza lavoro tra le popolazioni più povere dei paesi in via di sviluppo. In realtà, si stima che circa 500 milioni di individui gestiscano piccole imprese. Tuttavia, meno di 10 milioni di queste persone, ossia circa il 2,5% di loro, sono in condizione di ottenere un prestito dalle banche o da istituti di credito tradizionali. Raramente i poveri hanno un reddito o garanzie collaterali adeguati a ottenere la concessione di un prestito. E anche quando li hanno, le somme di cui hanno bisogno sono spesso troppo piccole per interessare le banche.
In tutto il mondo, il divario tra lentità dei crediti concessa ai ricchi e quella dei crediti concessa ai poveri aumenta di giorno in giorno. La possibilità di ottenere piccoli prestiti a tassi di interesse ragionevoli offre a persone dotate di determinazione e competenza loccasione di avviare piccole imprese. La documentazione rivela che i poveri sono debitori affidabili, con un tasso di restituzione del debito superiore a quello dei beneficiari di prestiti convenzionali. In paesi diversi tra loro come Bangladesh, Benin e Dominica, la percentuale di restituzione del prestito è addirittura del 97%.
Le donne povere si dimostrano i debitori più affidabili. Uno studio del 1999 sui programmi di microfinanza in Bangladesh, ad esempio, ha rivelato che le donne restituivano i prestiti un terzo delle volte in piú rispetto agli uomini. Lo studio ha messo anche in evidenza che il credito concesso alle donne aveva un impatto molto maggiore. Il consumo familiare, ad esempio, risultava doppio quando i beneficiari dei prestiti erano donne, e si traduceva in un miglioramento della qualità della vita dei bambini.
Il 75% delle persone più povere della terra vive in aree rurali.
La microfinanza è uno strumento per combattere la povertà
nei luoghi in cui vivono le persone più povere. Poter ottenere
piccoli prestiti per acquistare sementi, fertilizzanti, attrezzi e reti,
o per avviare piccole imprese, rappresenta per milioni di donne e uomini
poveri delle aree rurali unopportunità di trovare da soli
le soluzioni più adatte a risolverei loro problemi.
Nei paesi
in via di sviluppo, le donne delle aree rurali svolgono la maggior parte
del lavoro agricolo. Posseggono meno del 2% delle terre, hanno limitate
possibilità di accesso allistruzione e alle risorse finanziarie
e molta meno voce in capitolo rispetto agli uomini sulle decisioni che
condizioneranno il loro futuro. In tutto il mondo, il lavoro che le donne
svolgono nellambito familiare e allinterno della comunità
non viene quasi mai remunerato.
Alle donne e alle ragazze spetta la responsabilità di produrre il cibo, accudire il bestiame, procurare il combustibile e raccogliere lacqua. Esse trasportano pesanti secchi di metallo, contenitori di terracotta o taniche di plastica del peso di oltre 25 chilogrammi per lunghe distanze. Uno studio condotto in Mozambico ha rivelato che le donne delle aree rurali camminavano più di due ore al giorno solo per procurare lacqua per cucinare, bere e fare le pulizie. Il gravoso incarico di andare a prendere lacqua a volte impedisce alle ragazze di frequentare la scuola e alle donne di guadagnarsi da vivere.
Le giovani
che ricevono unistruzione hanno maggiori possibilità di
scelta nel matrimonio, nella maternità, nel lavoro e nella
vita. Eppure molte ragazze sono ostacolate da barriere culturali ed economiche
che impediscono loro di frequentare la scuola. Nei paesi in via di sviluppo,
dei 110 milioni di bambini che hanno letà adatta per ricevere
unistruzione elementare ma non frequentano la scuola, circa due
terzi sono bambine. Le ragioni per incoraggiare listruzione delle
ragazze sono molteplici. Le donne istruite, ad esempio, si sposano più
tardi e hanno meno figli. Infatti, nelle culture in cui è usanza
diffusa che le ragazze si sposino quando hanno solo 13 o 14 anni, la frequenza
di un solo anno in più di scuola riduce i tassi di fertilità
del 5-10%.
Le donne che hanno ricevuto unistruzione sono più preparate
ad assumere ruoli decisionali allinterno delle loro famiglie e
comunità; tendono inoltre a essere più produttive sul lavoro
e sono pagate di più. In alcuni paesi, gli investimenti destinati
allistruzione generano un ritorno maggiore quando i beneficiari
sono donne e non uomini. Studi condotti in diversi paesi inducono a ritenere
che un anno di istruzione supplementare aumenti i redditi futuri di una
donna del 15% circa, rispetto all11% di un uomo. Dato che mettono
al mondo meno figli e hanno più denaro da investire a beneficio
di quelli che hanno, non sorprende che le donne istruite abbiano figli
più sani e con maggiori possibilità di sopravvivere. In
India, ad esempio, il tasso di mortalità infantile tra i figli
di madri che hanno ricevuto unistruzione elementare è circa
la metà di quello che si riscontra tra i bambini con madri analfabete.
In definitiva, la povertà è lostacolo maggiore allistruzione
di tutti i bambini femmine e maschi. In molti paesi, i bambini
che provengono dalle famiglie più povere non ricevono alcuna istruzione.
Ci sono più di 300 milioni di persone appartenenti a popolazioni
indigene che vivono in circa 70 paesi in tutto il mondo. La maggior parte
di esse sono povere. Per una serie di ragioni di carattere storico e politico,
molte popolazioni indigene sono state spinte verso terreni meno fertili
ed ecologicamente più fragili, in alcuni dei luoghi più
isolati della terra. Sulle Ande peruviane, sulla catena dellHimalaya
e sugli altopiani del Vietnam, ad esempio, le popolazioni indigene spesso
risiedono ad altitudini elevatissime, affrontando condizioni di vita estremamente
dure.
La povertà nelle regioni montuose e in altre aree rurali dipende in gran parte dallinaccessibilità, la complessità e la fragilità dellambiente montano e dalla misura in cui le popolazioni indigene sono emarginate. Sulle Ande peruviane, due famiglie su tre non hanno modo di accedere a terreni coltivabili sufficienti a produrre cibo adatto a soddisfare i loro fabbisogni nutritivi. In molti di questi contesti ambientali difficili, i terreni sono molto poveri di minerali e sostanze nutritive, fattore che aumenta il rischio di carenze vitaminiche per coloro che vivono in quelle zone.
Le popolazioni indigene che vivono in contesti rurali isolati hanno poche opportunità di migliorare le proprie condizioni di vita, accedere a servizi di base o influenzare le istituzioni o le politiche che potrebbero cambiare le loro vite in futuro. È meno probabile, ad esempio, che possano usufruire di strade, scuole e assistenza sanitaria. Sempre più spesso, inoltre, le popolazioni indigene sono costrette a spostarsi dallarrivo di persone esterne che vengono a espropriare e sfruttare le foreste, le riserve minerarie e il patrimonio idrico del luogo. Di rado le popolazioni indigene traggono profitto dallo sfruttamento delle risorse. A peggiorare le cose, si aggiunge il fatto che lestrazione delle risorse non viene quasi mai gestita in modo sostenibile, con la conseguenza che le popolazioni indigene si trovano poi a dover vivere nei contesti ambientali degradati che altri lasciano dietro di sé.
Laumento
della produttività agricola comporta un beneficio solo se esiste
un mercato sul quale vendere i prodotti. Troppi investimenti nel settore
agricolo si sono rivelati un fallimento perché si concentravano
sullaumento della produzione trascurando di identificare mercati
potenziali o rilevarne lassenza. Per questo motivo è importante
prendere in considerazione tutti gli elementi della catena produttiva
dalla coltivazione alla lavorazione e alla vendita. Devono esserci
strade e mezzi di trasporto, in modo che le merci possano essere consegnate
dove cè richiesta. Vanno stabilite linee di comunicazione,
affinché informazioni fondamentali sui prezzi di mercato possano
raggiungere le aree rurali in modo affidabile e tempestivo. Con lespandersi
della globalizzazione e della liberalizzazione del commercio, i poveri
avranno maggiori opportunità di trarre vantaggio dagli scambi commerciali.
Ma se non hanno modo di conoscere le logiche di mercato e avere voce in
capitolo nella scelta delle politiche da adottare, rischiano di rimanere
sempre più tagliati fuori.
Molte
delle fotografie che appaiono in questo libro rivelano una semplice verità
sullagricoltura in alcuni dei luoghi più poveri della terra.
La zappa il primo attrezzo agricolo conosciuto, che risale a circa
10.000 anni fa continua a essere un elemento essenziale per la
produzione agricola in molti paesi in via di sviluppo, in particolare
in Africa. È lattrezzo più usato da uomini e donne
in Burkina Faso, Senegal, Uganda, Zambia e Zimbabwe. In alcune regioni,
come lAltipiano centrale del Burkina Faso e in alcune zone dellUganda,
è lunico attrezzo usato dalle donne più povere che
coltivano la terra. Limpugnatura corta di molte zappe obbliga chi
ne fa uso a stare piegato per molte ore e, avendo a disposizione pochi
altri attrezzi con cui lavorare, gli agricoltori poveri possono coltivare
solo piccoli appezzamenti di terreno.
Il prezzo di una zappa, che risulta estremamente elevato per gli agricoltori
poveri che spesso vivono con meno di un dollaro al giorno, in molti paesi
africani si aggira intorno a 1 dollaro e 75 centesimi.
Molte
popolazioni rurali custodiscono una vasta e preziosa conoscenza della
flora e della fauna locali e di come gestire lattività agricola
in modo sostenibile nellambiente in cui vivono. Nel corso dei secoli,
hanno accumulato unesperienza che ha insegnato loro limportanza
di variare le colture, realizzare terrazzamenti, conoscere le piante dai
poteri curativi e raccogliere cibo, foraggio e legna da ardere nelle foreste,
senza danneggiare lambiente che li circonda. Nelle Ande, ad esempio,
gli agricoltori conoscono ben 200 varietà diverse di patate locali.
Sulle montagne del Nepal, vengono coltivate allincirca 2.000 varietà
di riso. Gli agricoltori in Ruanda e in Burundi piantano da 6 a 30 specie
diverse di fagioli per sfruttare differenze anche minime di altitudine,
clima e tipo di terreno. Senza la saggezza accumulata da generazioni di
gente del posto, gran parte della terra che coltivano sarebbe ormai gravemente
danneggiata e non esisterebbe la biodiversità che si è invece
preservata in queste regioni isolate.
Tutti,
in ogni luogo, vogliono essere liberi di decidere autonomamente del proprio
futuro. Ma in molti paesi, le persone non sono libere di esprimere le
proprie opinioni o prendere parte allattività politica
a livello formale e informale, regionale e nazionale che condiziona
le loro vite. Poter far sentire la propria voce nel dibattito politico
è importante per lo sviluppo umano come saper leggere o godere
di buona salute.
Nel corso degli anni ottanta e novanta del Novecento, ci sono stati molti progressi in tutto il mondo verso ladozione di sistemi politici più aperti e la diffusione delle libertà politiche. Oggi, in 140 dei quasi 200 paesi del mondo si tengono elezioni pluripartitiche. La globalizzazione ha creato una rete ancora più vasta di dipendenze reciproche tra regioni e paesi, ma per molti aspetti il mondo oggi è più frammentato di quanto non lo sia stato per decenni. Il divario tra ricchi e poveri è aumentato. La minaccia del terrorismo globale e di conflitti armati è sempre più incombente.
È stato ampiamente dimostrato che, per ottenere davvero la prosperità
economica che desiderano, i paesi molto poveri devono prima concentrarsi
sui diritti umani e sulla democrazia. Quando le persone non possono esprimere
le proprie opinioni, quando non possono ottenere che vengano intraprese
le azioni politiche necessarie a cambiare la loro vita, spesso esplode
la violenza. Dal 1990, sono morte a causa di guerre civili
e violenze etniche più di 3,6 milioni di persone, 16 volte di più
di quante hanno perso la vita in guerre tra paesi diversi.
Tra il 1987 e il 1997, più dell85% dei conflitti armati nel mondo sono stati guerre civili combattute allinterno dei confini di singoli paesi. Quattordici conflitti sono scoppiati in paesi africani, tra cui Angola, Burundi, Liberia, Ruanda, Sierra Leone, Somalia e Sudan. Altri quattordici sono stati registrati in Asia, tra i quali vanno annoverati quelli esplosi in Cambogia, Indonesia, Sri Lanka e Vietnam.
Benché le ragioni di un conflitto possano essere complesse e di varia natura, i suoi effetti sulle popolazioni più povere sono universalmente devastanti. La guerra impedisce agli agricoltori poveri di svolgere attività fondamentali per la loro sopravvivenza come raccogliere lacqua, seminare o mietere. Al tempo stesso, vengono distrutte infrastrutture quali strade, scuole e abitazioni, costringendo un gran numero di persone a fuggire. È stato stimato che nel solo anno 2002, come conseguenza di conflitti armati, ci sono stati 12 milioni di profughi che hanno cercato rifugio in paesi diversi dal proprio e 20-25 milioni di esuli costretti a spostarsi in zone diverse del loro paese.
Allinizio
del nuovo millennio, i capi dei 189 stati membri delle Nazioni Unite si
sono riuniti per definire una visione nuova per lumanità.
Nella Dichiarazione del Millennio, essi si sono impegnati a
liberare i nostri simili uomini, donne e bambini dalla
condizione abietta e disumanizzante della povertà assoluta
.
Quello che allinizio era solo un impegno generico, si è
trasformato ben presto in una serie di obiettivi concreti che, combinati
tra loro, potessero trasformare le vite di centinaia di milioni di persone
in tutto il mondo.
Gli obiettivi di sviluppo stabiliti dal Vertice del Millennio mirano a eliminare la povertà assoluta e la fame; ottenere la diffusione a livello mondiale dellistruzione di base; promuovere le pari opportunità e aumentare il potere decisionale delle donne; ridurre la mortalità infantile; migliorare la salute delle madri; combattere lHIV-AIDS, la malaria e altre malattie e assicurare la tutela dellambiente attraverso uno sfruttamento sostenibile delle risorse naturali. Raggiungere questi obiettivi, rispettando le fasi e i tempi stabiliti, è diventato lo scopo principale di molti governi, donatori e organizzazioni impegnate nello sviluppo in tutto il mondo.
Ciò nonostante, per raggiungere lobiettivo di dimezzare la povertà assoluta entro il 2015 saranno necessari un impegno enorme e ingenti risorse finanziarie. Si è calcolato, ad esempio, che occorrerà destinare agli aiuti allo sviluppo oltre 50 miliardi di dollari lanno in più rispetto a quanto già investito attualmente, per raggiungere gli obiettivi stabiliti a livello mondiale. Anche se alcuni paesi si sono impegnati ad aumentare lentità dei finanziamenti destinati allo sviluppo, attualmente linsieme dei contributi finanziari già raccolti è ancora inferiore a quello necessario.
Il 75% delle persone più povere della terra vive nelle aree rurali.
Eliminare la povertà comporterà ladozione di una
serie di approcci diversi, compreso quello di trovare soluzioni a livello
locale che garantiscano alle persone un maggiore potere decisionale nei
luoghi in cui vivono.
Le fotografie
raccolte in questo libro sono state scattate da cinque dei maggiori fotografi
specializzati in reportage del mondo: Alexandra Boulat, David Alan Harvey,
Gerd Ludwig, Pascal Maitre e Alex Webb. Anche se ognuno di loro aveva
lavorato in paesi in via di sviluppo in precedenti occasioni, questo particolare
incarico ha rappresentato una sfida particolare, perché richiedeva
loro di considerare la povertà rurale non come contesto o ambientazione
di un altro soggetto, ma come soggetto in sé.
Alexandra Boulat si è formata studiando arti grafiche e storia dellarte e ha lavorato con successo come pittrice nella sua città natale, Parigi. Nel 1989 ha iniziato a realizzare reportage fotografici e oggi collabora regolarmente con le riviste National Geographic, Paris-Match, Newsweek e Time, sulle quali le sue fotografie documentano di tutto, dalle rivoluzioni alle guerre, dalle fuoriuscite di petrolio alle siccità. Alexandra Boulat ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo lavoro, compreso il Golden Visa Award (Premio Golden Visa) al festival di fotogiornalismo di Perpignan (Francia, 1998) e lInfinity Award (Premio Infinity) dellInternational Center of Photography (New York, USA, 1999).
David Alan Harvey, un fotografo della Magnum, collabora col
National Geographic dal 1972. Ha ottenuto il National Press Photographers
Associations Photographer of the Year Award (Premio Fotografo
dellanno dellAssociazione nazionale dei fotoreporter)
e il Life Magazine Award for Best Photo-Essay (Premio della rivista Life
per il miglior reportage). I suoi libri, Cuba e Divided Soul,
sono stati pubblicati nel 1999 e nel 2003, rispettivamente dalla National
Geographic Society e dalla casa editrice Phaidon.
Gerd Ludwig è un cittadino tedesco che vive a Los Angeles. Con National Geographic ha pubblicato di recente Broken Empire: After the Fall of the USSR, una restrospettiva di sue fotografie scattate nel corso di dieci anni nellex Unione Sovietica. Ludwig ha lavorato per le riviste Time, Life, Newsweek, Fortune, Geo, Stern e Spiegel e collabora regolarmente con il National Geographic. Nel corso degli anni ha lavorato in più di 70 paesi.
Pascal Maitre ha pubblicato di recente un libro, Mon Afrique, una raccolta di fotografie che rivelano aspetti dellAfrica sconosciuti a molti occidentali. Maitre, che vive in Francia, collabora spesso con la rivista Geo. Ha anche lavorato con lExpress e Figaro in Francia; Stern, Spiegel e Brigitte in Germania e Life negli Stati Uniti. Maître ha viaggiato molto e realizzato parecchi reportage nellAfrica sub-sahariana.
Alex Webb, membro della Magnum Photos fin dal 1979, ha collaborato con le riviste New York Times Magazine, Life, Geo, Stern e National Geographic. Ha pubblicato sei libri, tra cui Hot Light/Half-Made Worlds (1986), Under A Grudging Sun (1989), Amazon (1997) e Crossings (2003). Webb ha ricevuto una borsa di studio dal National Endowment for the Arts nel 1990, un finanziamento dalla Hasselblad Foundation nel 1998 e la Leica Medal of Excellence nel 2000. Ha esposto spesso i suoi lavori negli Stati Uniti e in Europa.