Signor Presidente, Signore
e Signori Governatori, Signore e Signori Delegati,
Come nuovo Governatore dell'IFAD
per l'Italia, mi sento particolarmente onorato di entrare a far parte
di questa Istituzione che ha raggiunto un grande prestigio tra gli organismi
internazionali che si dedicano allo sviluppo dell'agricoltura. Nel partecipare
per la prima volta a questi lavori desidero anche rivolgere un cordiale
saluto al Presidente dell'IFAD Signor Båge, eletto un anno fa da
questo Consiglio, congratularmi con lui per l'eccellente lavoro svolto
finora e assicurargli il pieno sostegno dell'Italia nel conseguimento
degli obiettivi di questa istituzione.
L'economia mondiale sta cambiando rapidamente. L'integrazione dei mercati
comporta una interdipendenza sempre più stretta tra le economie
dei paesi e delle regioni del mondo. Dalla globalizzazione ci aspettiamo
un miglioramento nell'accesso delle aree più povere alla tecnologia
e ai mercati. Solo cosi, infatti, potrà diminuire il divario tra
il progresso scientifico e tecnologico dei paesi ricchi e le condizioni
di vita delle popolazioni più disagiate, che sono prevalentemente
quelle rurali.
L'Italia si sente fortemente impegnata a sostegno delle istituzioni internazionali nella lotta contro la povertà e la fame nel mondo. In questo contesto continuiamo a sostenere che l'IFAD e una istituzione che ha il vantaggio di condividere le finalità generali perseguite dalle Nazioni Unite e allo stesso tempo di operare come una istituzione finanziaria internazionale nella realizzazione di progetti specifici in agricoltura. Da questa felice combinazione di elementi l'IFAD ha acquisito un patrimonio di esperienza e credibilità che ne hanno caratterizzato l'operato in termini di elevata specializzazione sì da renderla una istituzione altamente qualificata e tale da contribuire in modo significativo allo sviluppo delle aree piu povere. Inoltre la sua capacità di aggregare i contributi delle istituzioni finanziarie internazionali, dei governi nazionali e delle ONG è ampiamente riconosciuta.
Il Governo italiano ritiene pertanto che l'IFAD, ancorché
dotato di limitate risorse, possa svolgere un ruolo importante nel mobilizzare
le risorse necessarie per raggiungere l'obiettivo di dimezzare il numero
dei poveri entro il 2015.
Purtroppo, per il conseguimento di questo risultato, si
stanno verificando ritardi preoccupanti, e il numero di persone malnutrite
è ancora molto alto, pari a circa 800 milioni, con una forte concentrazione
in Asia e nell'Africa Subsahariana. Si tratta di popolazioni in condizioni
di vita spesso drammatiche, che favoriscono il diffondersi di malattie,
e che sono costrette a disperati movimenti migratori, e a sopportare disagi
sociali che minacciano la stabilità politica di paesi già
molto poveri.
L'Italia manifesta pieno sostegno agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio
espressi nella dichiarazione delle Nazioni Unite del settembre 2000 e
guarda con fiducia al Vertice Mondiale dell'Alimentazione del giugno 2002
per rafforzare l'impegno della comunità internazionale a favore
dello sviluppo rurale e lanciare un forte appello per l'aumento della
quota di aiuto pubblico destinata all'agricoltura.
I dati recenti sul finanziamento dello sviluppo agricolo
dimostrano che, negli ultimi anni, gli aiuti internazionali all'agricoltura
sono molto diminuiti, in linea con la tendenza generale degli aiuti pubblici
allo sviluppo. Nell'intento di invertire questa tendenza e in vista della
Conferenza sul finanziamento dello sviluppo, che si svolgerà nel
Messico il mese prossimo, questo Consiglio è chiamato a indicare
alcuni grandi temi di discussione.
Mi sembra particolarmente importante commentare alcuni suggerimenti
contenuti nel documento tematico ovvero il quadro macroeconomico e il
commercio internazionale, la mobilizzazione delle risorse finanziarie
per lo sviluppo a livello nazionale e internazionale, e l'alleviamento
del debito.
Riguardo al primo tema, auspico che il nuovo round di negoziati commerciali
previsto nell'ambito del WTO possa essere avviato con una particolare
attenzione ai problemi dei paesi poveri e all'accesso ai mercati dei loro
prodotti. Credo che questo costituisca un contributo essenziale per le
economie di questi paesi che non possono fare affidamento solo su apporti
finanziari esterni. Inoltre, confido che le riforme introdotte nel sistema
finanziario internazionale, dirette a renderlo più stabile e ad
evitare le crisi dei mercati finanziari rendano i paesi più poveri
meno esposti a brusche inversioni dei flussi di investimenti. Le crisi
finanziarie che hanno colpito i mercati dei paesi emergenti nell'ultimo
decennio hanno evidenziato sia i costi dell'instabilità finanziaria,
sia la velocità con cui le turbolenze si manifestano da un paese
all'altro. Senza la stabilità dei sistemi finanziari non si creano
le condizioni per migliorare l'accesso al credito e all'assicurazione
dei paesi più poveri e aumentare gli investimenti diretti. Gli
investimenti diretti esteri e l'utilizzo a fini produttivi dei flussi
azionari e obbligazionari sono una caratteristica distintiva dei paesi
che si sono integrati con successo nell'economia mondiale. La loro entità
dipende dall'esistenza di appropriate condizioni politiche ed economiche,
dall'esistenza di un sistema di regolamentazione efficiente e che viene
incentivata dalla presenza di adeguati flussi di aiuti pubblici. Ritengo,
quindi, essenziale che l'azione dei governi nazionali sia indirizzata
ad assicurare il rispetto di tali condizioni attraverso sane politiche
macroeconomiche e strutturali, favorendo così anche la mobilitazione
delle risorse interne e un migliore coordinamento tra le varie istituzioni,
condizione - quest'ultima - necessaria per rendere più efficaci
questo genere di aiuti.
In questo contesto, l'IFAD deve continuare a svolgere un
ruolo decisivo nella lotta alla povertà e nel promuovere uno sviluppo
economico equo e sostenibile e rafforzare il proprio ruolo catalitico
di istituzione in grado di indirizzare le risorse internazionali dove
l'impatto sullo sviluppo può essere maggiore. É tuttavia
importante considerare attentamente le fonti di finanziamento di questa
istituzione. I risultati del quinto replenishment non possono essere considerati
soddisfacenti rispetto ai programmi dell'IFAD e agli ambiziosi obiettivi
generali di riduzione della fame nel mondo.
Negli ultimi tempi si é discusso molto della situazione
finanziaria dell'IFAD e della sua dipendenza dagli investimenti di portafoglio.
Considerata la volatilità dei mercati finanziari,
sosteniamo da tempo che l'IFAD dovrebbe poter disporre di più elevati
finanziamenti pubblici per non essere esposto a ridimensionamenti dei
propri programmi di prestito. Una sana posizione finanziaria é
la premessa necessaria per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi
che l'IFAD si pone. Prendiamo atto con soddisfazione che i lavori del
nuovo replenishment vengono avviati ufficialmente in occasione di questa
riunione del Consiglio dei Governatori: l'Italia che é tra i principali
paesi contribuenti dell'IFAD, in pieno accordo con gli altri paesi membri,
é pronta a dare un costruttivo apporto, e auspica il raggiungimento
di migliori equilibri tra i contributi delle diverse liste di paesi.
Comprendiamo le richieste di quei paesi che collegano i
lavori sul replenishment ad una valutazione dei risultati dei progetti
realizzati dall'IFAD e al loro corretto inserimento nelle strategie adottate
dai paesi beneficiari per combattere la povertà. Un sistema di
allocazione di risorse legato alla performance, oltre a garantire operazioni
di successo, creerebbe gli incentivi necessari per attuare le riforme
e ridurre la povertà.
L'Italia é fermamente impegnata nella riduzione del
debito dei paesi eleggibili all'iniziativa HIPC. Siamo, infatti, tra i
maggiori donatori dell'HIPC Trust Fund gestito dalla Banca Mondiale cui
abbiamo per il momento assicurato un contributo di 70 milioni di dollari.
Riteniamo che l'IFAD, al pari delle altre istituzioni finanziarie internazionali,
abbia diritto ad accedere alle risorse di questo Fondo. É questo
un punto importante che merita l'attenzione di tutti gli azionisti dell'IFAD
per garantire la copertura dei costi dovuti dall'istituzione nell'ambito
dell'iniziativa HIPC, al fine di salvaguardare il programma prestiti dei
prossimi anni. L'Italia si é già assunta le proprie responsabilità
garantendo all'IFAD un contributo complementare di 3,72 milioni di euro.
Per concludere, il governo italiano ammette particolare
importanza ai lavori di questa sessione del Consiglio dei Governatori
che vedono l'avvio delle consultazioni sulla ricostituzione delle risorse
dell'IFAD. Arrivare rapidamente ad un accordo sostanziale in tali consultazioni
rappresenterebbe un messaggio importante della Comunità internazionale
alle popolazioni delle aree rurali più povere.