Discorso del Presidente della Repubblica alla Sessione del Consiglio dei Governatori Commemorativa del XXV Anniversario dell'IFAD (Twenty-Fifth Anniversary Session of the Governing Council of IFAD)
(Roma, 19 febbraio 2003)
Signor Presidente del Consiglio dei Governatori,
Signor Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo,
Signor Segretario Generale delle Nazioni Unite,
Signori Governatori,
Signore e Signori,

E un onore inaugurare il Consiglio del Governatori in occasione
del XXV anniversario dellIFAD, alla presenza del Segretario Generale
delle Nazioni Unite, di Sua Eminenza il Segretario di Stato della Santa
Sede e di una così qualificata rappresentanza internazionale.
Vi rivolgo un cordiale saluto, un messaggio di solidarietà e un
incitamento per i Vostri lavori.
Le Vostre conclusioni saranno determinanti per le condizioni di vita e
la dignità di centinaia di milioni di esseri umani.
Negli ultimi ventanni la popolazione mondiale è cresciuta di oltre un miliardo e mezzo Globalmente, gli abitanti del pianeta sono aumentati, gli esseri umani al di sotto del minimo di sussistenza sono diminuiti.
Fame e povertà affliggono intere regioni e popolazioni della Terra; non si estirpano se non si innesta la crescita in loco. Nei paesi industrializzati, la piaga della miseria e dellarretratezza rurale è sparita solo quando sono state le stesse campagne a produrre economicamente, a creare reddito, a commerciare, a trattenere i propri abitanti consentendo loro migliori condizioni di vita, di salute, distruzione.
LIFAD è nata per combattere la povertà rurale nel mondo in via di sviluppo. Da 25 anni il Fondo tiene ferma la rotta verso lobiettivo, specie a favore delle popolazioni più svantaggiate e nel risanamento post-conflitti; ha ridotto la vulnerabilità di comunità dipendenti dal territorio, ha migliorato la condizione della donna.
Le conferenze internazionali tenutesi negli ultimi due anni, dal G8 di
Genova, a Doha, a Monterrey, al Vertice dellalimentazione di Roma,
a Johannesburg, hanno suscitato consenso e senso durgenza, con
continuità e ottenendo seguiti incoraggianti.
Hanno indotto consistenti aumenti dellAiuto Pubblico allo Sviluppo
dopo un decennio di declino. E il primo passo nella direzione giusta,
ma non bastano maggiori stanziamenti. Il vero ostacolo è come fare
di più, più rapidamente, più efficacemente.
E ancora fresco linchiostro della Dichiarazione del Millennio con la quale ci siamo, tutti, solennemente impegnati ad eliminare i fossati che attraversano la condizione umana nel mondo con i loro effetti devastanti: miseria, fame, mortalità infantile, irrompere dellAIDS.
Dopo quasi tre anni, è tempo di misurare il cammino compiuto.
Stiamo facendo progressi. Ma, piccoli progressi.
Di questo passo mancheremo il traguardo basilare prefissatoci per il 2015: sollevare dalla morsa della fame almeno la metà di quanti ancora ne soffrono. I processi produttivi e i circoli virtuosi vanno avviati ora con la necessaria speditezza, affinché possano dar frutto entro i tempi prefissati.
Se si considerano i tempi occorrenti per realizzare le necessarie capacità di crescita, materiali, umane, finanziarie, in così varie parti del mondo, il 2015 è domani.
Un unico orientamento lega tutti gli obiettivi della Dichiarazione del
Millennio, sulle tre grandi direttrici dellistruzione, della sanità
e della sicurezza alimentare.
Nel perseguire contemporaneamente linnalzamento delle capacità
produttive, delle risorse umane valide e del tenore di vita delle campagne,
lIFAD ha anticipato la strategia della Dichiarazione del Millennio.
La crescente separazione fra Nord e Sud
del mondo influenza profondamente lattuale contesto internazionale:
è lo spartiacque lungo il quale trovano origine e alimento le più
acute crisi contemporanee.
Non vi è oggi maggior problema internazionale, politico, economico,
ambientale, che non si colleghi con le intense inquietudini dei popoli
del Sud del mondo.
Stabilità e sicurezza internazionale fondate sullineguaglianza
hanno i piedi dargilla. Hanno bisogno di un Sud che trovi la via
del progresso, assumendo la responsabilità delle proprie sorti,
e di un Nord che si impegni a fondo per sostenerlo su questa via.
Hanno bisogno, in primo luogo, di un Africa integrata nei flussi di crescita
mondiali e partecipe dellavanzamento della democrazia e dei diritti
umani.
Hanno bisogno di unagricoltura che offra benessere, istruzione, dignità di vita, non mera sussistenza, ai molti che vivendo nelle campagne soffrono ancora la fame.
Lestrema povertà di un quinto dellumanità è moralmente inaccettabile, è un pericolo per tutti.
Lindigenza di grandi comunità, la marginalizzazione di interi continenti, lesclusione dalla crescita di intere regioni sono incompatibili con il dialogo fra nazioni e culture e con lintegrazione economica e finanziaria. Generano un distruttivo attrito con la libera circolazione di capitali e di merci, pressioni migratorie che le frontiere nazionali non possono arrestare.
Dopo aver superato mezzo secolo di Guerra Fredda fra Est
e Ovest, non vogliamo il dramma della contrapposizione fra Nord e Sud
del mondo nel XXI secolo.
Lo sviluppo dei Paesi poveri è diventato la priorità di
una politica estera lungimirante dei Paesi avanzati.
Per lItalia e per lEuropa il Sud è interlocutore non secondo ad alcuno nei fori multilaterali e nei rapporti diretti con Stati e istanze regionali.
Le molteplici sfide alla comunità internazionale, le minacce gravi alla sicurezza e alla stabilità vanno affrontate senza esitazioni e senza attenuanti per chi si pone al di fuori della legalità. Ma non saneremo i fermenti di instabilità che proliferano intorno a noi se non interverremo per favorire il progresso economico e sociale dei popoli.
Signor Presidente,
Il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo ha un ruolo essenziale e centrale.
Ha la piena fiducia dellItalia che ne apprezza lo specifico e
qualificato ruolo.
Unanime è il riconoscimento che lo sviluppo rurale e la lotta alla
sottoalimentazione sono un passaggio obbligato e incalzante dello sviluppo
e della lotta alla povertà.
Le consultazioni per la Sesta Ricostruzione di Capitale hanno ricevuto
una positiva accelerazione dopo il Vertice dellalimentazione dello
scorso giugno. Laumento di un quinto è un obiettivo realistico;
lItalia vi contribuirà rimanendo in prima fila fra i paesi
donatori.
I Vostri lavori potranno rispondere concretamente allattesa di tanti uomini e donne nel mondo. Oltre ottocento milioni, più due terzi della popolazione povera mondiale, vivono nelle campagne: in condizioni di crescente impoverimento e di emarginazione.
Attraverso il piccolo e medio credito, ed in particolare attraverso credito alle famiglie ed alle comunità locali intimamente legate alla vita del territorio, si gettano le basi di uno sviluppo durevole fondato sulle attività agricole.
LItalia è stata fra i primi a promuovere e attuare anche ufficialmente, misure di riconversione del debito dei Paesi in Via di Sviluppo. Ricordo anche un contributo supplementare allIFAD per lalleviamento del debito dei paesi che usufruiscono delliniziativa dellHIPC.
LItalia continuerà a rafforzare la cooperazione con lIFAD non solo attraverso i contributi al bilancio ordinario, ma anche con contributi volontari mirati a specifici progetti.
Signor Presidente,
Signori Governatori,
Saluto con sentimenti di stima e di amicizia il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan.
Ella è sempre il benvenuto in Italia. Oggi, la Sua presenza fra noi ci ricorda che il mandato e lattività dellIFAD si iscrivono nella costruzione di una società internazionale fondata sulla legalità e sulla solidarietà.
Nella lunga marcia verso gli obiettivi del Millennio lIFAD opera allinterno di un sistema nel quale si riconosce lintera comunità internazionale e che rappresenta una storica conquista di civiltà: lOrganizzazione delle Nazioni Unite, affiancata dalla rete delle istituzioni finanziarie e delle organizzazioni regionali.
La costruzione delle Nazioni Unite fu una felice intuizione alla fine della seconda guerra mondiale. Siamo consapevoli di quanto lumanità deve alla saggezza e alla lungimiranza degli ideatori e dei firmatari della Carta di San Francisco.
Quel sistema sta operando bene. Certo è un sistema perfettibile, il cui funzionamento è reso necessariamente complesso dalle diversità che esprimono i 191 Paesi membri.
Il fossato fra Nord e Sud, le minacce globali alla sicurezza, la preservazione dellecosistema esigono che lONU assolva con responsabilità e centralità il mandato della Carta.
Nessuno può ignorare i rischi gravissimi per i nostri popoli rappresentati dalle nuove minacce: terrorismo e proliferazione delle armi di distruzione di massa. Il Consiglio di Sicurezza ha una responsabilità irrinunciabile e un ruolo insostituibile nella soluzione delle crisi internazionali.
Le nuove generazioni non hanno conosciuto un mondo senza Nazioni Unite; chi lo ha conosciuto ha caro lenorme progresso compiuto dallumanità.
Preservarlo non è scontato, se non manteniamo fiducia nel sistema multilaterale e se non ci impegniamo per farlo funzionare affinchè possa svolgere in toto i suoi compiti.
LOrganizzazione delle Nazioni Unite è lespressione di tutti noi: sta a noi metterla in condizione di essere sempre allaltezza delle alte responsabilità che noi, Paesi membri, le abbiamo liberamente demandato.
LItalia ne è ben consapevole. Roma, capitale di due Stati, è anche una capitale delle Nazioni Unite.
E per noi italiani motivo di orgoglio che vi faccia capo il polo alimentare dellONU, punta di diamante nel cammino verso gli obiettivi del Millennio, nella lotta per eliminare dalla faccia della Terra povertà, fame e miserie incompatibili con la dignità della condizione umana.
Contribuire concretamente e innovativamente a questa comune impresa è
lo scopo dellIFAD e di questa riunione. Vi esorto, Signori Governatori,
a non lesinare ogni sforzo, ogni volontà affinché i Vostri
lavori approdino a questa meta.