Enabling poor rural people
to overcome poverty



Signor Presidente, Signore e Signori Governatori, Signori e Signore delegati, partecipando per la seconda volta alla riunione del consiglio dei Governatori e avendo approfondito la conoscenza dell’attività di questa istituzione finanziaria internazionale, desidero esprimere il vivo apprezzamento del Governo italiano per i risultati raggiunti dall’IFAD lo scorso anno e un forte sostegno al quadro strategico adottato per il periodo 2002-2006. Il rafforzamento delle capacità delle popolazioni rurali più disagiate e delle loro organizzazioni, un migliore uso delle risorse naturali, un più ampio accesso ai mercati, ai servizi finanziari e alla tecnologia mi sembrano pienamente coerenti con le finalità delle Nazioni Unite e con l’obbiettivo più importante, stabilito dal Millenium Summit del settembre 2000, di dimezzare entro il 2015 la proporzione dei poveri nella popolazione mondiale. Si deve, innanzitutto, riconoscere che mentre l’Europa Orientale, l’America Latina e l’Asia Orientale sembrano in grado di raggiungere gli obbiettivi del Millennio, in Africa e nell’Asia del Sud, dove opera principalmente l’IFAD; molti Paesi ne sono ancora lontani.

Lo scorso anno mettemmo in rilievo l’importanza di invertire la tendenza alla riduzione degli aiuti internazionali all’agricoltura nel quadro dell’insoddisfacente volume generale degli aiuti pubblici allo sviluppo ed auspicammo un rafforzamento dell’impegno della comunità internazionale in occasione della Conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo del marzo 2002 a Monterrey.

Il “Monterrey Consensus” contiene gli elementi essenziali della strategia dello sviluppo: aumentare gli aiuti pubblici, alleviare il debito dei paesi più poveri e ridurre le barriere commerciali.

Un più ampio accesso ai mercati è un elemento essenziale per accelerare la crescita e la riduzione della povertà. Gli sforzi per aumentare la produttività agricola devono andare di pari passo con la ricerca degli sbocchi potenziali di mercato. Pertanto, ai fini dello sviluppo sostenibile dell’agricoltura è necessario riconoscere l’importanza di tutte le fasi che vanno dalla produzione alla trasformazione e alla commercializzazione e tener conto, al riguardo, del ruolo fondamentale delle infrastrutture dei trasporti.

In questi compiti l’IFAD può integrare l’opera delle istituzioni che si occupano prevalentemente del commercio. Abbiamo preso atto con soddisfazione che i paesi membri del WTO si sono impegnati, nel contesto dell’agenda dello sviluppo di Doha, ad avviare negoziati per migliorare sostanzialmente l’accesso ai loro mercati dei prodotti sia agricoli sia industriali dei paesi in via di sviluppo. Auspico che la prossima riunione ministeriale del WTO che si svolgerà in Messico nel settembre di quest’anno possa stabilire l’ambito e gli obbiettivi specifici di tali negoziati.

Poiché in altre IFI, come ad esempio la Banca Mondiale, dove è stato creato un Dipartimento per il Commercio, questa materia è oggetto di grande attenzione, l’IFAD potrà trarre notevole giovamento nel rendere i propri progetti coerenti con le analisi, le politiche e gli accordi commerciali internazionali in via di realizzazione nelle altre istituzioni.

Quando si parla di accesso ai mercati, si intende anche il potenziamento degli strumenti finanziari a favore delle popolazioni rurali. Nei paesi a basso reddito il sistema finanziario è spesso carente di strumenti specifici per l’agricoltura, che presenta esigenze particolari in relazione alle oscillazioni dei guadagni tipici del settore e alla scarsa capacità di autofinanziamento. Siamo convinti che l’IFAD può svolgere nello sviluppo della micro-finanza un ruolo importante per promuovere il coordinamento delle tante istituzioni che operano nel settore a livello informale comprese le ONG.

L’IFAD ha recentemente adottato un nuovo processo di pianificazione strategica per migliorare l’utilizzazione delle risorse, che si è concretizzato con il “Programma di lavoro e il bilancio per il 2003”. Desidero sottolineare al riguardo che il programma di prestiti per il 2003 per poco più di 400 milioni di dollari ci sembra realistico e che la proposta di un leggero aumento della percentuale di doni dal 7.5 al 10%, come è stato da più parti proposto, può essere condivisa dall’Italia. Apprezziamo particolarmente l’attenzione che viene attribuita in questo programma alla partecipazione dei beneficiari dei progetti e alla valutazione dell’impatto socio-economico in tutte le fasi dell’intervento al fine di apportare le correzioni che si rendessero necessarie. L’approccio partecipativo, basato sulla continua collaborazione con le istituzioni locali e sull’ “Ownership” dei progetti da parte dei beneficiari consente di definire le priorità delle zone rurali, nel rispetto delle loro culture e tradizioni.

D’accordo con i Paesi membri che hanno ritenuto necessario un sistema di allocazione delle risorse legato alla “performance” per creare maggiori incentivi ad attuare le necessarie riforme, abbiamo appoggiato tutte le iniziative volte a creare un efficace sistema di “evaluation”.

Per svolgere al meglio questo compito, nel corso dell’ultimo anno sono stati compiuti importanti progressi rafforzando le strutture del Comitato di valutazione. Riteniamo inoltre importante portare avanti le iniziative dirette a migliorare la presenza dell’IFAD sul territorio dei progetti. A tal fine, però, le dimensioni di questa istituzione e le sue limitate risorse suggeriscono di adottare soluzioni che non siano troppo onerose per il bilancio operativo e si giovino soprattutto della collaborazione con le strutture delle altre agenzie delle Nazioni Unite e delle istituzioni finanziarie internazionali.

Riguardo alla situazione finanziaria dell’IFAD, desidero brevemente commentare la politica degli investimenti di portafoglio. Nel corso degli ultimi due anni la volatilità dei mercati ha comportato perdite nella gestione degli attivi finanziari e ha indotto il Board ad effettuare un riesame della politica di investimenti. La riduzione dell’esposizione del Fondo sul mercato azionario dal 45% al 10% sebbene tardiva, è stata una saggia decisione. Si può quindi sperare che in futuro il reddito di investimenti raggiunga un buon grado di stabilità e permetta di sostenere in modo più prevedibile l’attività istituzionale del fondo. E’ però necessario raggiungere al più presto possibile l’obbiettivo quantitativo prefissato.

Dopo lunghe e difficili consultazioni i lavori per la sesta ricostituzione del Fondo stanno per concludersi con un risultato soddisfacente. Ancora una volta l’Italia conferma l’impegno ad essere tra i primi contribuenti, consapevole dell’alto potenziale dell’IFAD nel perseguimento dell’alleviamento della povertà. L’Italia continua altresì ad esplorare attivamente iniziative e modalità di cooperazione con il Fondo. Dal lato dei contributi volontari, ritengo importante menzionare l’accordo quadro stipulato con l’IFAD, in base al quale si stanno realizzando diversi meccanismi di finanziamento alle varie aree regionali. Vorrei ad esempio far riferimento ai contributi per progetti nei Balcani e in Africa e anche alle prospettive di collaborazione in favore dell’America Latina.

Durante i negoziati per la copertura del gap finanziario dell’HIPC Trust Fund – istituito presso la Banca Mondiale nel 1999 per sostenere i creditori multilaterali a carattere regionale e sub-regionale – i donatori hanno chiesto all’IFAD ulteriori elementi informativi riguardo alle sue necessità finanziarie legate all’iniziativa HIPC. L’Italia ha valutato con favore tale richiesta ritenendo che ciò fosse un importante segnale per consentire una eventuale partecipazione dell’IFAD a questa iniziativa. Il Governo italiano apprezza molto l’opera del Presidente Bäge per l’efficacia della sua azione innovativa, improntata alla realizzazione degli obbiettivi stabiliti dall’IFAD e attenta agli equilibri finanziari della gestione.

Le modifiche strutturali che egli ha portato avanti e le scelte di rinnovamento del Management stanno producendo i risultati attesi. Desideriamo ringraziare e incoraggiare tutta la struttura dell’IFAD nella sua attività volta al raggiungimento di importanti risultati nel miglioramento delle zone rurali nel mondo.