Enabling poor rural people
to overcome poverty



Signor Presidente della 29a sessione del Consiglio dei Governatori, Signor Presidente dell'Ifad, Signori Governatori, Signori Delegati, a nome del Governo italiano desidero dare il più cordiale benvenuto a tutti voi a questa sessione del Consiglio dei Governatori e rivolgere uno speciale saluto al Primo ministro e ministro dell'Agricoltura del Regno del Bhutan, Signor Lyonpo Sangay Ngedup.

Desidero, inoltre, esprimere i miei migliori auguri per il felice esito di questa importante sessione del Consiglio e confermare il pieno sostegno dell'Italia all'Ifad e alle altre Agenzie delle Nazioni Unite che abbiamo l'onore di ospitare a Roma e che vedo presenti e saluto in questa sala.

Per la lotta alla povertà, che è anche il primo passo della lotta alla fame, ed è il principale obiettivo del Millennio, l'Ifad, la Fao e il Programma Alimentare Mondiale sono istituzioni fondamentali, sia per il capitale di risorse umane e tecniche di cui dispongono, sia per la capacità che hanno dimostrato nello sviluppare strumenti e strategie di intervento innovativi nel contrasto alla povertà nelle aree rurali.
La filosofia dell'Ifad è la stessa degli agricoltori, dei contadini che voi con determinazione e intelligenza sostenete nei vostri progetti: è la filosofia che presiede alla semina. Una filosofia molto diversa dalla mera assistenza nell'emergenza, pur necessaria per alleviare sofferenze momentanee e salvare vite umane in pericolo, ma che strutturalmente non si prefigge di porre le basi per il futuro, non costruisce. La filosofia dell'Ifad, che l'Italia condivide, è quella di generare un effetto moltiplicatore come conseguenza (anzi, come vero e proprio obiettivo di lungo termine) dei singoli progetti.

C'è naturalmente bisogno di assistenza e aiuto immediati nei momenti critici, ma l'Ifad svolge un ruolo unico ed essenziale per il suo specifico mandato, che ha un respiro lungo e una visione ampia. Quando fu istituito, nel 1978 (sin dall'inizio ebbe sede in Italia), la sua principale missione era quella di incrementare la produzione agricola per migliorare il livello e la sicurezza alimentare delle aree più povere dei Paesi in via di sviluppo. Da allora, il quadro dell'economia internazionale si è evoluto e trasformato, i mercati delle merci e dei servizi si sono aperti e la liberalizzazione ha fatto emergere sempre di più i problemi del settore agricolo, tendenzialmente meno dinamico di altri settori produttivi.

Le istituzioni internazionali hanno dovuto quindi affrontare i temi inerenti lo sviluppo agricolo in un contesto più vasto, e tener conto di più variabili: l'evoluzione dell'economia mondiale, il ruolo dei mercati, il fondamentale dialogo con i governi dei Paesi beneficiari sugli orientamenti di politica economica ma anche sulle riforme istituzionali e settoriali.

L'Italia ha sempre appoggiato l'azione dell'Ifad nell'adeguare le strategie e modalità di assistenza alla nuova realtà internazionale.

 

Vorrei qui sottolineare la stretta collaborazione tra l'Ifad e le autorità italiane a ogni livello. Non solo con il governo nelle sue molteplici componenti (mi riferisco in particolare al ministero dell'Economia, che più direttamente rappresento, ma anche al ministero degli Esteri, alla Direzione generale della Cooperazione della Farnesina, al ministero delle Politiche agricole e forestali, alla Presidenza del Consiglio e a uffici come quello del Rappresentante del Premier per l'Africa). Mi riferisco però anche alla città di Roma nelle sue varie realtà, a cominciare dal Comune. E mi riferisco alle associazioni, alle Ong, ai movimenti e alle imprese. Mi riferisco, infine, alle Camere, al Parlamento italiano con le sue Commissioni per la Politica estera. Si è creata tra di noi una rete di relazioni e di collaborazione che deve continuare, estendersi, infittirsi.

Credo che a questo fine sarebbe utile un più incisivo impegno dell'Ifad sul fronte della comunicazione, perché un numero sempre maggiore di italiani (e una platea di qualità tra fondazioni, università e istituzioni) siano informati del vostro lavoro e ne siano coinvolti.

Sappiamo di avere un obiettivo comune. Le statistiche ci dicono che più di un miliardo di esseri umani, per l'esattezza 1 miliardo 200 milioni, vivono in condizioni di povertà estrema, con meno di un dollaro al giorno, e che circa i tre quarti dei più poveri vive in campagna. Sono dati che tutti voi conoscete, ma che non ci stancheremo mai di ripetere perché indicano in estrema sintesi la direzione da seguire: per dimezzare entro il 2015 la povertà nel mondo, occorre lavorare per lo sviluppo dell'agricoltura, per una più equa ripartizione delle risorse e per rendere davvero accessibili la tecnologia, i servizi finanziari, i mercati…

Queste sono le premesse che è bene ricordare e sulle quali possiamo essere, credo, tutti d'accordo. Questa è anche la ragione per la quale l'Italia è profondamente impegnata a dare un sostanziale contributo all'Ifad.
Ma prima di venire al punto, permettetemi di entrare nel merito di qualche problema.

 

La ripartizione degli aiuti

Anche se, in principio, gli aiuti dell'Ifad sono diretti ai Paesi di più basso reddito, alcune recenti tendenze non sono incoraggianti: l'ammontare di aiuti per abitante a favore dei Paesi più poveri e più densamente popolati nelle aree rurali è più basso dei livelli rilevati nei Paesi meno poveri. E' un paradosso che, come tutti i paradossi, ha qualche sua ragion d'essere: da un lato, infatti, è più difficile e costoso raggiungere le aree di povertà estrema, dall'altra i Paesi meno poveri sono però più capaci di assorbire gli aiuti.

Forse dovremmo chiederci se in tale prospettiva il sistema di allocazione delle risorse basato sulla performance dei Paesi membri sia davvero in linea con i bisogni delle aree rurali a livello nazionale e regionale, e non rischi di accentuare gli svantaggi dei Paesi più fragili e meno capaci di rispettare i parametri fissati per la politica economica e le riforme istituzionali. La formula adottata non sembra aver prodotto finora risultati convincenti, perciò riteniamo necessario riesaminare il meccanismo e correggere, eventualmente, i parametri che tendono a produrre effetti indesiderati in termini di equità degli aiuti.

Siamo - lasciatemi dire - soprattutto preoccupati per gli effetti sulle allocazioni regionali. L'Italia sostiene che la quota da attribuire all'Africa, rispetto al totale di prestiti e doni, debba essere protetta dagli effetti dell'applicazione della formula attuale.

Desidero ora, Signor Presidente, commentare brevemente il lavoro svolto per la valutazione dei risultati dell'attività dell'Ifad.

 

La valutazione dell'efficacia degli aiuti dell'Ifad

Nelle istituzioni internazionali, l'evaluation è diventata uno strumento essenziale per analizzare l'impatto dei progetti e ottenere elementi utili per rendere più efficace l'uso delle risorse e adeguare le strategie alle nuove sfide.

Abbiamo particolarmente apprezzato il rapporto presentato dagli esperti indipendenti nel settembre scorso sull'attività dell'Ifad dal 1994 al 2003, e la collaborazione fornita dal management al riguardo. Disponiamo di un'eccellente analisi delle operazioni svolte e di precise raccomandazioni alle quali l'istituzione dovrà rispondere adeguatamente.

Sono emerse criticità che devono essere affrontate con la massima attenzione. In particolare, abbiamo preso atto di un giudizio severo sulla politica di gestione delle risorse umane, ritenuta conservatrice e non in grado di diffondere una cultura basata sulle norme e sui risultati. Poiché la gestione delle risorse umane svolge un ruolo concreto e decisivo per l'esito positivo dei progetti, riteniamo che la direzione debba considerare questo aspetto come una priorità, e ciò anche nella prospettiva e con il fine di potenziare la presenza dell'Ifad a livello locale.
Ma veniamo al capitolo delle risorse finanziarie e dell'impegno del mio Paese.

 

Le risorse finanziarie dell'Ifad e l'impegno dell'Italia

La positiva conclusione, lo scorso dicembre, dei negoziati per la settima ricostituzione delle risorse del Fondo è stata particolarmente apprezzata dall'Italia. Vi posso confermare che il contributo italiano sarà certamente all'altezza del ruolo che il mio Paese attribuisce all'Ifad, come alle altre Agenzie delle Nazioni Unite, in virtù anche del “rapporto speciale” che unisce l'Italia come Paese ospitante all'Ifad, alla Fao e al Programma alimentare mondiale. Purtroppo, l'ultima legge finanziaria è stata redatta dall'Italia avendo come obiettivo quello di rientrare nei criteri europei del Patto di stabilità riformato e quindi, rispetto al passato, esiste in questo momento una stringe necessità di rigore e di rispetto delle regole comunitarie. Questo, ovviamente, non incide sulla volontà dell'Italia, più volte riaffermata anche dalle sue alte cariche istituzionali e di governo, di partecipare adeguatamente allo sforzo della comunità internazionale per onorare gli impegni del Millennio, e in questo ambito anche lo sforzo dell'Ifad che - vi ho ribadito - agisce con una filosofia e una strategia che l'Italia nelle sue grandi linee condivide e appoggia. Già in occasione dei precedenti rifinanziamenti l'Italia si è posta tra i principali contributori del Fondo.

Tuttavia, per le ragioni che vi ho appena enunciato, l'impegno italiano sarà definito finanziariamente nelle prossime settimane.  Obiettivo prioritario è il saldo del sesto replacement mentre per il settimo lavoriamo perché l'Ifad possa contare  ancora su un significativo contributo italiano, che venga il più possibile incontro agli obiettivi che la direzione del Fondo si è posta. Vi ricordo che, in ogni caso, l'Italia contribuisce secondo gli accordi di sede alle spese per la sistemazione logistica dell'organizzazione e che, come ben sapete, ulteriori spese comporta il trasferimento degli uffici nel nuovo edificio di Via Paolo di Dono, a Roma.

So che la collaborazione tra le strutture dell'Ifad e le autorità italiane a ogni livello, sotto questo aspetto, è intensa e di reciproca soddisfazione. Mi auguro che si continui così. Desidero anche ricordare il contributo italiano all'Ifad per i Paesi che beneficiano dell'iniziativa Hipc di alleviamento del debito. L'Italia sostiene l'accesso dell'Ifad al Trust Fund della Banca Mondiale a sostegno dei debiti dei Paesi più poveri verso le istituzioni multilaterali a carattere regionale e sub-regionale.

Vorrei concludere, Signor Presidente, ringraziando il Presidente Lennart Bage, il management e tutto il personale dell'Ifad per il lavoro svolto e gli importanti risultati raggiunti, e augurare i migliori successi per l'anno in corso.