Signor Presidente del Consiglio dei Governatori, Signor Presidente dell’IFAD, Signori Governatori, Signori Delegati, è anche per me un onore e un piacere rivolgere il cordiale saluto del Governo italiano e augurare a tutti i partecipanti a questa importante riunione un felice esito dei lavori.
Desidero innanzi tutto confermare il pieno sostengo dell’Italia al ruolo svolto dall’IFAD nella lotta alla povertà nelle aree rurali ai fini della realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.
I più recenti rapporti delle istituzioni internazionali competenti per lo sviluppo ci dicono che in alcuni paesi membri in via di sviluppo si sono realizzati progressi nella produzione agricola. Tuttavia, le cifre complessive della povertà rurale sono sempre preoccupanti: i poveri delle aree rurali sono più di un miliardo e la povertà si concentra soprattutto nell’Asia del Sud e in Africa. Nel Sud Sahara la popolazione sottoalimentata è il 32 per cento del totale e la percentuale dei terreni coltivabili irrigati è solo il 4 per cento del totale.
La comunità internazionale è sempre più consapevole della complessità dei problemi da affrontare in questo settore in un contesto economico internazionale sempre più complesso e interdipendente. Gli effetti della crescente scarsità di risorse naturali rispetto alla domanda, dei cambiamenti climatici e dell’instabilità sociale e politica attraversano i confini nazionali molto più rapidamente e tendono ad aggravare soprattutto le condizioni di vita dei più poveri.
Dobbiamo riflettere sulla previsione contenuta nel World Development Report della Banca Mondiale, secondo il quale, se i fenomeni dell’emigrazione e dell’urbanizazzione dovessero continuare ai ritmi attuali, la popolazione urbana nei paesi in via di sviluppo raggiungerebbe il 60 per cento del totale nel 2030 e i poveri delle città aumenterebbero fino al 39 per cento del totale. Non mi sembra che queste previsioni vadano nella direzione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio per le aree rurali.
Per far fronte a queste sfide i governi dei paesi membri sono impegnati a riformare il sistema di “governance” globale istituito dalle Nazioni Unite per la stabilità politica, il commercio, la finanza, l’agricoltura, l’ambiente, la sanità, rivelatosi in alcune strutture costoso e inefficiente.
La speciale attenzione posta dalla reforma della Organizzazione delle Nazioni Unite ai problemi dell’agricoltura è dovuta alla crescente correlazione con i problemi dell’energia e dell’ambiente. Il continuo aumento dei prezzi dell’energia e dell’inquinamento globale sta spostando l’attenzione dei mercati verso la posibilità di riconvertire vaste aree agricole ai fini della produzione di biocarburanti. Si pone quindi il problema di come conciliare il ruolo dell’agricoltura come motore di sviluppo per ridurre la povertà e la crescente domanda di energia pulita nel mondo. Sono quindi da incoraggiare le iniziative volte a organizzare dibattiti sugli effetti dei cambiamenti climatici e dell’aumento dei prezzi dell’energia sui paesi più poveri.
La protezione dei paesi in via de sviluppo dalle consequenze dei cambiamenti climatici dovrebbe essere considerata una priorità dalle istituzioni internazionali, considerando che proprio i paesi in via di sviluppo sono i più vulnarabili pur essendo i meno responsabili del riscaldamento globale.
Al riguardo la notevole divergenza dei costi di abbattimento tra diverse regioni del mondo offre l’opportunità di soluzioni reciprocamente vantaggiose, in grado di coniugare sviluppo eonomico e riduzione degli effetti del cambiamento climatico.
Una delle più promettenti occasioni è rappresentata dal commercio dei beni agro‑energetici, ma anche dei servizi e dei beni ambientali. Occorre tuttavia curare la coerenza e il coordinamento degli interventi globali e regionali per evitare arbitraggi regolamentari e incongruenze costose e penalizzanti per l’ambiente e per i paesi in via di sviluppo.
Un’altra importante opportunità è prevista dai cosiddetti meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto. In particolare i Clean Development Mechanisms (CDMs) promuovono il trasferimento delle tecnologie ambientali in questi paesi, incentivando le imprese a realizzare progetti diretti alla riduzione delle emisioni nei paesi meno avanzati.
E’ doveroso ricordare che i cambiamenti climatici incidono pesantemente sulle strategie di riduzione della povertà. I loro effetti ricadono in settori fondamentali, quali quello economico e sociale dei paesi interessati, comprendendo ad esempio la disponibilità d’acqua potabile, l’agricoltura e la salute delle popolazioni. I costi aggiuntivi per l’adattamento ai cambiamenti climatici sono ingenti, in particolare per le classi più povere, e per questo occorrerà sviluppare nuovi strumenti finanziari, in aggiunta a quelli già operativi.
L’IFAD, insieme alle altre istituzioni internazionali competenti per l’agricoltura, può dare un contributo importante in materia ambientale non solo aumentando le risorse destinate alla protezione dell’ambiente, ma anche promuovendo iniziative dirette a sensibilizzare i governi dei paesi membri riguardo alla gravità e all’urgenza del problema.
L’ampliamento dei doni nel programma di lavoro di questa istituzione e il sostegno al Mecanismo Globale della Convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione vanno nella giusta direzione.
L’IFAD è parte essenziale della “governance” globale, essendo un’istituzione che ha sviluppato una eccellente competenza ed esperienza nei programmi e progetti di sviluppo agricolo, puntando molto sul dialogo e la cooperazione con i paesi beneficiari.
Ho avuto l’opportunità di verificare personalmete in occasione della mia visita in Sudan lo scorso anno, il lavoro svolto dall’IFAD. Si tratta di un ruolo fondamentale nel sostenere, in stretta collaborazione con i governi locali, le organizzazioni degli agricoltori e gli agricoltori stessi quei progetti che mirano ad elevare il livello di reddito delle popolazioni più povere e promuovere la trasformazione sociale.
Il governo italiano riconosce importanti prospettive per una strategia coordinata delle istituzioni delle Nazioni Unite con sede a Roma e ha promosso lo scorso anno, insieme a Francia, Germania e Camerun, un’iniziativa volta a rafforzare la cooperazione tra IFAD, FAO e World Food Program, che sta dando i primi buoni risultati.
Le riforme realizzate dall’IFAD con l’adozione dell’ Action Plan, oltre a migliorare l’efficienza, in particolare mediante la allocazione delle risorse di bilancio sulla base della valutazione dei risultati, comportano anche un rafforzamento degli strumenti di controllo e una maggiore trasparenza nella gestione finanziaria.
In occasione della riunione del Consiglio dei Governatori dello scorso anno avevo sostenuto la necessità di un maggiore rigore nelle spese e di una maggiore trasparenza nella struttura del bilancio. Il documento programmatico per l’anno in corso, che siamo chiamati ad approvare, propone un aumento del 10 per cento del volume di aiuti e un bilancio amministrativo con una crescita reale molto limitata, pur in presenza di un’accelerazione della dinamica dei costi del personale, come peraltro avviene nelle altre istituzioni delle Nazioni Unite con sede a Roma.
Ritengo pertanto positiva la decisione del Board di stabilire un obiettivo di riduzione del rapporto tra le spese amministrative e il volume degli aiuti ai fini di una maggiore disciplina finanzaria e di una migliore valutazione dell’efficienza della gestione.
In vista della prossima apertura delle consultazioni per l’ottava ricostituzione delle risorse del Fondo, l’efficacia degli aiuti e l’efficienza dell’istituzione saranno importanti elementi di valutazione, oltre alla crescente importanza della missione dell’IFAD ai fini della lotta alla povertà. L’attuazione delle recenti riforme ispira fiducia nell’esito dei negoziati dei prossimi mesi. Il contributo italiano, come nelle precedenti ricostituzioni, si confermerà tra i più importanti. Il Governo italiano è inoltre lieto di avere contribuito sostanzialmente ai lavori per la nuova sede dell’IFAD, la cui inaugurazione è imminente e consentirà di riunire gli uffici nello stesso complexo.
Signor Presidente del Consiglio dei Governatori,
Desidero concludere ringraziando vivamente il Presidente Båge, la dirigenza e tutto il personale dell’IFAD per il costante impegno dedicato, non solo ai gravosi compiti istituzionali, ma anche all’attuazione delle riforme. Augurando i migliori successi per l’attività futura, è un grande onore per me consegnare, a nome del Governo italiano, questa moneta commemorativa al Presidente Båge per gli ottimi risultati ottenuti in questi 30 anni di attività dell’IFAD.