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Il Sole 24 Ore 17 November 2004 STRUMENTI DI SVILUPPO - Le banche sempre più interessate a un fenomeno lanciato dalle Ong - All'origine non solo motivi etici e di responsabilità ma anche occasioni per aprire nicchie di business nei Paesi emergenti e in Europa In Italia mobilitate Abi e Federcasse - Il ruolo di Abn Amro in Brasile MILANO *c I banchieri ambulanti che passano di villaggio in villaggio per prestare poche decine di dollari alle donne e ai contadini dei Paesi poveri? Il microcredito è soprattutto questo. Ma oggi alla sua porta bussano con una certa insistenza anche loro, le banche convenzionali, i colossi del business finanziario internazionale. E non a caso sta cambiando anche il vocabolario. Si parla di microfinanza, più che di microcredito, per descrivere l'architettura sempre più complessa che circonda questo mondo: non più solo prestiti a chi non ha accesso agli sportelli bancari, ma anche raccolta del risparmio, fondi d'investimento, cartolarizzazioni, rating. Perché le banche avrebbero interesse a entrare in questo settore? Per dare una verniciata di etica a un'immagine non sempre ineccepibile, come sostengono i detrattori? Per avere nel proprio scaffale un prodotto che completi la gamma? Forse. Ma non basta: come al solito, può essere di aiuto qualche numero. Negli ultimi cinque anni, secondo l'Ifad, l'Agenzia dell'Onu per lo sviluppo rurale, la microfinanza è cresciuta in media del 25-30% annuo. E secondo le stime più recenti, le maggiori istituzioni del settore a livello mondiale hanno un ritorno medio sugli attivi (asset) pari al 2,5 per cento, al netto dell'inflazione e degli eventuali sussidi ricevuti. Non solo, ma a dispetto di quanto un neofita possa sospettare, e cioè che prestare denaro alle fasce deboli della popolazione è un'attività ad alto rischio, tutti gli indicatori concordano sulla bassa incidenza delle sofferenze nel portafoglio crediti del settore. |
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Numeri che aiutano a spiegare perché il seminario in programma domani a Milano è organizzato, oltre che da Ifad e Microfinanza (società di consulenza per il microcredito), dall'Associazione bancaria italiana e da Federcasse, la Federazione delle banche di credito cooperativo. E perché domani tra i trader di Wall Street spiccherà la figura di Fatimata Lonfo, imprenditrice ivoriana scelta come simbolo dell'anno internazionale del microcredito. Un settore così interessante, insomma, non poteva passare inosservato agli occhi delle grandi banche globali che vanno aprendo filiali nei Paesi in via di sviluppo. Difficile infatti non accorgersi che in Brasile o in Egitto, in India o nelle Filippine, la maggior parte della popolazione vive in estrema povertà e non ha mai messo piede in una banca: dunque ha tutte le carte in regola per accedere al microcredito. Ma siccome l'esperienza in questo campo non si inventa, le banche convenzionali hanno deciso finora di entrarci con discrezione. E di appoggiarsi su chi questo mestiere lo svolge da tempo, cioè le migliaia di associazioni, organizzazioni non governative, cooperative di risparmio attive nei Paesi in via di sviluppo. Secondo le modalità più varie. Icici Bank, la seconda banca indiana per dimensione, ha per esempio architettato una delle prime operazioni di cartolarizzazione a beneficio di due enti attivi nel microcredito: emette obbligazioni garantite dal portafoglio crediti di questi enti, e le vende sul mercato per raccogliere nuovo capitale. Dexia, società franco-belga, ha creato invece un vero e proprio fondo d'investimento specializzato nel microcredito gestito da BlueOrchard, società ginevrina di microfinanza. Il fondo oggi ha un valore di 48 milioni di dollari, ha consentito di finanziare 190 prestiti e ha dato un rendimento medio del 5 per cento. L'olandese Abn Amro, presente in Brasile grazie all'acquisizione del Banco Real, ha invece creato una società ad hoc insieme all'organizzazione non profit Accion International, il cui scopo è investire in enti che erogano microcrediti. Altre esperienze significative sono quelle di Deutsche Bank, che dispone
da anni di un Microcredit Development Fund, di Citibank e della Rabobank,
l'istituto di credito cooperativo olandese, che sta lavorando sull'assicurazione
agli enti di microcredito. Ci sono persino alcune di agenzie di rating
che pubblicano rapporti sulla solidità finanziaria degli enti erogatori.
C'è poi un territorio ancora vergine, o quasi: quello della microfinanza nei Paesi industrializzati. I destinatari potrebbero essere quelle fasce di popolazione che vivono sopra la soglia dell'assistenza, ma su cui incombe la ''trappola della povertà''. Ci sono ampi spazi di sviluppo in Italia, penso soprattutto al mondo dell'immigrazione - osserva Marco Santori, presidente di Etimos -. E, con il progressivo venir meno delle politiche di protezione sociale, è naturale che le fasce più povere vadano in cerca di credito. Federcasse sta in effetti mettendo a punto interventi mirati per sostenere i micro-imprenditori stranieri. Altri progetti pilota nel nostro Paese sono quelli, in campo non profit, della Compagnia di San Paolo, del Monte dei Paschi e della Fondazione San Carlo di Milano. Le iniziative italiane, pur essendo positive, faticano a sganciarsi dalla logica assistenzialista per sposare invece quella della fattibilità economica - osserva Francesco Terreri, di Microfinanza -. Il modello è spesso quello del prestito d'onore, che però non ha al suo interno l'idea, tipica del microcredito, di accompagnare la crescita dell'imprenditore. GABRIELE MEONI GLOSSARIO MICROCREDITO. É uno strumento che permette alle persone in situazione
di povertà ed emarginazione di aver accesso a servizi finanziari,
cioè di ottenere un piccolo prestito, a tassi vicini a quelli di
mercato, che in genere viene loro negato dalle banche. MAG. Mutue Auto Gestione: sono mutue che raccolgono risparmio dai soci per utilizzarlo a favore di progetti nell'economia sociale e nella cooperazione internazionale. PROFITTI. Secondo il Bollettino Microbanking le prime 63 Mfi hanno un rendimento medio attorno al 2,5% sul totale delle attività. RATING. Anche le Mfi hanno un rating. Mix Market, per esempio, fornisce dati su 344 Mfi, 50 investitori e 86 partner. L'anno internazionale e un appuntamento a Milano Anno internazionale. L'assemblea generale dell'Onu ha proclamato il 2005 Anno Internazionale del Microcredito. Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha affermato che l'iniziativa sottolinea l'importanza della microfinanza come parte integrante del nostro sforzo per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio. Domani a Milano. Nella sede della Borsa si svolge la giornata inaugurale dell'Anno internazionale del microcredito proclamato dall'Onu, con il convegno Investire in microfinanza. Il ruolo delle banche, organizzato da Abi, Federcasse, Ifad e Microfinanza. Ai lavori partecipano tra gli altri, Aldo Moauro (Microfinanza), Donato Masciandaro (Università Bocconi), Giuseppe Zadra (direttore generale Abi), Robert Peck Christen, (Cgap), Anil Kumar (Icici Bank) José Luis Rhi-Sausi (direttore Cespi), Alessandro Azzi (Presidente Federcasse Banche di Credito Cooperativo). 80% Esclusione finanziaria. L'80% della popolazione mondiale ottiene solo il 5,4% del credito erogato dal sistema bancario, secondo i dati Undp Italia. 2,9 milioni Fino a 2 milioni 900mila famiglie italiane, il 14,1% del totale, potrebbero incontrare difficoltà nell'accesso ad alcuni servizi bancari. 2.572 Programmi. Sono 2.572 i programmi di microcredito attivi nel mondo, soprattutto in Asia, Africa e America Latina Clienti. 67 milioni Sono 67,6 i milioni di clienti dei programmi di microcredito. Di questi 41,5 milioni molto poveri (con un reddito inferiore a un dollaro al giorno) |
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