Comunicato: IFAD 03/05
Roma, 25 gennaio 2005 - La produzione di cibi biologici potrebbe garantire una via di uscita dalla povertà a molti piccoli agricoltori nei paesi in via di sviluppo, secondo quanto rilevato da una valutazione tematica condotta dall'IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo ) .
Dallo studio, effettuato lo scorso anno in Cina e in India, è emerso che gli agricoltori che sono passati alla produzione biologica hanno ottenuto maggiori guadagni e un migliore standard di vita. A risultati analoghi era giunto uno studio del 2001 su sei paesi dell'America Latina. Queste ricerche, condotte grazie all'aiuto del governo italiano, hanno preso in considerazione il ruolo dell'agricoltura biologica nel ridurre la povertà rurale e hanno analizzato gli strumenti per valutare se e in quali casi il biologico possa entrare a far parte dei programmi di sviluppo .
Le conclusioni di questi studi sono state presentate oggi presso il Comune di Roma dal Presidente Aggiunto Dipartimento Relazioni Esterne dell'IFAD, Phrang Roy, dal Presidente dell'AIAB (Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica), Vincenzo Vizioli, dal Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri italiano, Giuseppe Deodato, e dal Vice Direttore Ufficio di Valutazione dell'IFAD, Caroline Heider.
All'incontro hanno partecipato produttori, istituti di ricerca, agenzie di certificazione, organizzazioni che operano nel settore dello sviluppo e aziende private per discutere e identificare potenziali forme di collaborazione.
Secondo la ricerca, in America Latina molti agricoltori sono passati alla produzione biologica in quanto attratti dai prezzi migliori di questo mercato. Nel 2001, i produttori di cacao biologico del Costa Rica hanno guadagnato il 150% in più dei produttori convenzionali. Ma i prezzi non sono stati l'unico motivo. L'agricoltura biologica riduce i rischi per la salute insiti nell'uso di sostanze chimiche tossiche e gli alti costi dei pesticidi e fertilizzanti chimici. Inoltre, l'impiego di tecniche avanzate e meno inquinanti di gestione del suolo ha effetti positivi sull'ambiente.
In Cina e in India la produzione biologica è in crescita costante. Il valore delle esportazioni cinesi è cresciuto da meno di 1 milione di dollari a metà degli anni novanta a circa 142 milioni nel 2003; per il 2004 si parla di 200 milioni, con più di 1000 aziende agricole e fattorie certificate. Anche in India si assiste a una crescita notevole, con circa 2,5 milioni di ettari destinati all'agricoltura biologica e 332 nuove certificazioni emesse nel 2004.
Tuttavia lo studio dell'IFAD ha dimostrato che, paradossalmente, a beneficiare del boom di questo settore sono gli agricoltori che già producono per l'esportazione. I piccoli agricoltori sono spesso esclusi dai sistemi statali di aiuto alla certificazione e al marketing. La ricerca ha messo in evidenza come in Cina i canali del mercato interno dei prodotti biologici siano molto limitati e in India addirittura scarsi. Gran parte dei prodotti biologici sono venduti a livello informale senza i controlli di qualità.
I piccoli agricoltori spesso devono superare numerosi ostacoli, come la mancanza del know-how tecnico e delle strutture di stoccaggio e trasformazione, la carenza di informazioni adeguate riguardo ai mercati, il complesso processo di certificazione.
Lo sviluppo del settore biologico deve avvenire in modo sostenibile affinché possa diventare un'opzione allettante per i piccoli agricoltori in tutto il mondo. Un'espansione troppo rapida dell'agricoltura biologica può comportare la perdita del valore aggiunto e una diminuzione considerevole dei prezzi e dei redditi.
Pertanto, l'agricoltura biologica non dovrebbe essere considerata una panacea per ridurre la povertà in qualsiasi situazione e in qualsiasi momento ma deve essere vista come un'ulteriore opzione a disposizione per ridurre la povertà con interventi mirati. Nelle aree in cui vi sono condizioni che ne favoriscono l'adozione da parte dei piccoli agricoltori, l'agricoltura biologica può offrire una soluzione a lungo termine alla povertà, riducendo l'emigrazione e migliorando le condizioni di salute e l'ambiente per intere comunità.
L'IFAD è un'agenzia specializzata delle Nazioni Unite con il mandato di eliminare la povertà rurale nei paesi in via di sviluppo. Il 75% delle persone più povere della terra, ovvero 900 milioni di uomini, donne e bambini, vive nelle aree rurali e dipende dall'agricoltura e dalle attività correlate per il proprio sostentamento. Attraverso donazioni e prestiti agevolati, l'IFAD collabora con i governi per promuovere e finanziare programmi e progetti che mettano i poveri delle aree rurali in condizione di sconfiggere la povertà.
Attualmente sono in corso di attuazione più di 200 progetti e programmi, sostenuti dall'IFAD, mirati a combattere la povertà rurale, per un impegno finanziario complessivo pari a 6,5 miliardi di dollari. L'IFAD ha investito circa 3 miliardi di dollari in queste iniziative. Cofinanziatori di tali progetti e programmi sono stati governi, beneficiari, donatori bilaterali e multilaterali e altri partner. Una volta attuati interamente, questi programmi aiuteranno più di 100 milioni di uomini e donne povere che vivono nelle aree rurali a migliorare le proprie condizioni di vita e quelle delle loro famiglie. Dal 1978, l'anno in cui ha iniziato le proprie attività, l'IFAD ha investito 8,5 miliardi di dollari nel finanziamento di 677 progetti e programmi che hanno aiutato più di 250 milioni di uomini e donne povere che vivono nelle aree rurali a migliorare le proprie condizioni di vita e quelle delle loro famiglie.