Comunicato n. IFAD/18/08
Roma, 4 marzo 2008. Il ciclone Ivan ha colpito l’isola di Madagascar spazzando via raccolti, bestiame ed edifici e lasciando più di 150.000 persone senza tetto. L’occhio del ciclone ha investito l’area di un progetto finanziato dall’IFAD sulla costa orientale dell’isola. Con una forza pari a quella dell’uragano Katrina a New Orleans, e venti che hanno raggiunto una velocità di oltre 200 km all’ora, Ivan si è abbattuto sulle regioni orientale e centrale del paese, provocando danni su un territorio molto esteso.
Il ciclone ha causato danni ingenti e duraturi in aree al tempo stesso povere e isolate. Oltre agli uomini, alle donne e ai bambini che sono rimasti senza casa, molti piccoli agricoltori hanno perso i loro mezzi di sussistenza. Infrastrutture essenziali quali scuole, ponti, scuole e centri sanitari sono state danneggiate o distrutte.
“Il raccolto del riso avrebbe dovuto avvenire nel giro di poco tempo”, dichiara Benoît Thierry, il responsabile della gestione dei programmi dell’IFAD nel paese, in un’ intervista trasmessa dalla CNN. “Circa 50.000 ettari coltivati a riso e oltre 100.000 ettari con altri raccolti sono stati allagati. Alberi da frutto o di spezie sono stati sradicati, orti e ortaggi distrutti, maiali e polli sono morti e le comunità di pescatori hanno perso le barche e le reti.”
Il Progetto dell’IFAD per la promozione dei redditi nelle aree rurali, lanciato nel 2004, ha fatto molti progressi e ha ottenuto buoni risultati soprattutto migliorando i redditi dei piccoli agricoltori che producono spezie, frutta e verdure in due regioni della costa orientale, dall’isola di Sainte Marie alla zona meridionale di Tamatave. Il progetto mira a rafforzare le catene del valore per i prodotti agricoli più importanti, migliorando l’accesso al mercato e i vincoli con le reti di commercio equo e solidale.
Oggi le abitazioni e i mezzi di sussistenza di quest’area sono andati distrutti. “Ci vorranno molti mesi per ripristinare la capacità produttiva di queste famiglie”, spiega Thierry. Il progetto dell’IFAD ha stilato un primo rapporto sui danni causati dal ciclone e continua a valutarne l’entità. Fortunatamente, le infrastrutture realizzate dal progetto dell’IFAD erano a prova di ciclone e sono uscite indenni dal passaggio di Ivan. Esse forniranno una base solida al processo di ricostruzione.
Il 22 febbraio, tramite il suo Comitato per le Emergenze (BNGRC, Centro nazionale di prevenzione e gestione delle catastrofi), il governo del Madagascar ha richiesto l’aiuto della comunità internazionale. Il 3 marzo le Nazioni Unite hanno lanciato un appello in tal senso. L’ IFAD sta appoggiando al meglio delle sue capacità lo sforzo della comunità internazionale, guidato da UNOCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari), UNICEF e PAM.
Essendo un’agenzia specializzata in sviluppo rurale, l’IFAD non si occupa di aiuti umanitari d’emergenza, tuttavia si impegna ad appoggiare il processo di ripristino della capacità produttiva e dei mezzi di sussistenza dei poveri nelle aree rurali colpite dal ciclone Ivan. L’intervento dell’IFAD nel brevissimo periodo consisterà nel distribuire sementi di cereali e ortaggi, ripristinare vivai di alberi da frutta e riparare i danni subiti dai canali per l’irrigazione, per consentire agli agricoltori di sopperire ai raccolti perduti – a tal fine sono stati stanziati 500.000 dollari.
Il passaggio di cicloni non è un evento straordinario in Madagascar, ma negli ultimi anni ciò è avvenuto con frequenza e intensità crescenti. Nel 2007 il paese è stato investito da ben sette cicloni, e Ivan è stato il più violento dagli anni ottanta. Questa recente calamità naturale costituisce una prova ulteriore del cambiamento climatico e dei suoi effetti devastanti sulle comunità più povere del pianeta. L’IFAD è impegnato nella formulazione di progetti atti a resistere agli effetti di tale cambiamento ed esorta le altre agenzie per lo sviluppo a fare altrettanto.
L’IFAD è stato creato 30 anni fa per combattere la povertà rurale, una delle conseguenze principali delle siccità e delle carestie dei primi anni settanta. Dal 1978, l’IFAD ha investito oltre 10 miliardi di dollari in prestiti a tassi agevolati e donazioni che hanno aiutato più di 300 milioni di uomini e donne che vivono in condizioni di povertà assoluta ad aumentare il proprio reddito e a provvedere al sostentamento delle loro famiglie.
L’IFAD è un’istituzione finanziaria internazionale e un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite. È il risultato di un partenariato globale tra paesi dell’OCSE, dell’OPEC e altri paesi in via di sviluppo. Attualmente, l’IFAD finanzia più di 200 programmi e progetti in 84 paesi in via di sviluppo.