Enabling poor rural people
to overcome poverty



Roma, 10 novembre 2009 – I cinquecento milioni di piccole fattorie che sfamano almeno un terzo dell’umanità, e che subiscono gli effetti più aspri del cambiamento climatico, non dovranno essere ignorate, quando i leader mondiali si incontreranno a Copenhagen il prossimo mese, ha detto Rodney Cooke del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) durante un briefing con la stampa oggi.

 “I piccoli agricoltori possono dare un contributo importante per salvare il nostro pianeta,” ha detto Cooke. “Ma per fare questo hanno bisogno di accesso sicuro alla terra e all’acqua, a mercati, infrastrutture, servizi di finanza rurale, ma anche a ricerca e tecnologia per migliorare la loro resistenza al cambiamento climatico e per imprimere una spinta alla produzione agricola. Questi sono i messaggi che l’IFAD porterà a Copenhagen” ha sottolineato Cooke, Direttore della divisione tecnica dell’IFAD.

L’agricoltura è il pilastro dell’economia di moti paesi in via di sviluppo e impiega circa il 70% della forza lavoro. I piccoli agricoltori nei paesi in via di sviluppo sono i più vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico come raccolti sempre più scarsi e un aumento della mortalità del bestiame, che portano poi gli agricoltori a indebitarsi a migrare e a dipendere dall’assistenza alimentare.    

Si prevede che il cambiamento climatico metterà a rischio di fame altri 49 milioni di persone entro il 2020. In Africa, dove i piccoli agricoltori coltivano l’80% della terra agricola, si prevede che nello stesso periodo tra i 75 e 250 milioni di persone in più dovranno affrontare la scarsità di acqua. La produzione agricola dovrà raddoppiare entro il 2050 per rispondere alle necessità alimentari, e contemporaneamente adattarsi ad un clima più caldo.

La conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico a Copenhagen (7-18 dicembre) ha lo scopo di siglare un accordo post-Kyoto. L’IFAD chiede alle parti che siederanno al tavolo delle negoziazioni di investire nei programmi per un’agricoltura sostenibile che migliorano i raccolti e portano beneficio all’ambiente, e costruiscono la resistenza al clima dei piccoli agricoltori.

“Investire in agricoltura – che vuole includere la coltivazione dei campi ma anche l’allevamento del bestiame e l’acquicoltura – è uno strumento potente per la riduzione della povertà,” ha detto Cooke. “Poiché la maggior parte di chi soffre la fame vive nelle zone rurali e la loro sopravvivenza dipende dalle piccole fattorie, investire nei piccoli agricoltori è il modo più efficiente per raggiungere quelli che hanno maggiormente bisogno.”

Press release No.: IFAD/52/09


Il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) lavora con le popolazioni povere delle aree rurali per aiutarle a incrementare la produzione agricola e la vendita dei loro prodotti, ad aumentare i propri redditi e a decidere autonomamente sulle questioni che riguardano la loro vita. Dal 1978, l’IFAD ha investito oltre 11 miliardi di dollari in prestiti a tassi agevolati e donazioni a paesi in via di sviluppo, mettendo circa 340 milioni di persone in condizione di uscire dalla povertà. L’IFAD è un’istituzione finanziaria internazionale e un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite con sede a Roma – il polo delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. È un partenariato unico nel suo genere, composto da 165 paesi, tra membri dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC), dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e altri paesi in via di sviluppo.