Enabling poor rural people
to overcome poverty



Cambio orario conferenza stampa

Roma, 20 maggio 2010 – “Per preservare e migliorare la sicurezza alimentare è essenziale investire di più nella tutela della biodiversità agricola”, ha dichiarato Kanayo F. Nwanze, presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), alla vigilia della Giornata internazionale della Biodiversità, che si terrà il 22 maggio.

“La biodiversità agricola può aumentare la produttività, migliorare gli standard alimentari e le condizioni di vita delle popolazioni rurali, far fronte alle sfide ambientali e garantire la sicurezza alimentare”, ha sottolineato Nwanze. “All’IFAD, abbiamo capito da molto tempo che le popolazioni rurali povere e le loro comunità non solo dipendono dalla biodiversità agricola, ma ne sono anche i custodi.”

La biodiversità è costituita dall’insieme di tutte le specie esistenti, dalle loro interazioni e dagli ecosistemi che generano. Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite per la tutela della biodiversità, gli esseri umani condividono il pianeta con ben 13 milioni di specie viventi diverse, tra piante, animali e batteri.

La biodiversità e le risorse naturali rivestono un ruolo essenziale nella vita di molte popolazioni indigene e sono indispensabili per la loro sopravvivenza e per la tutela dei loro valori culturali e spirituali. Le donne indigene custodiscono e tramandano conoscenze tradizionali, ricche e variegate, sulla gestione di ecosistemi, piante medicinali e colture locali. In virtù dell’importanza crescente della biodiversità rispetto ad alimentazione, casa, vestiti, servizi ecoambientali e piante medicinali, oltre che per il contributo che offre alla scienza in generale, preservarla è diventato sempre più importante per il benessere economico e sociale di tutti, in particolare delle persone più vulnerabili che vivono nelle aree rurali povere e dipendono dalla biodiversità per poter soddisfare le proprie necessità primarie.

La biodiversità è importante anche perché aiuta i contadini poveri e le popolazioni indigene ad affrontare meglio cambiamenti climatici, infestazioni, malattie e altre avversità. I programmi promossi dall’IFAD sostengono contadini poveri e popolazioni indigene, per contribuire all’uso sostenibile e alla conservazione delle specie e degli ecosistemi.

“Possiamo contribuire a preservare e  promuovere la biodiversità, se valorizziamo le conoscenze tradizionali sviluppate nel corso di generazioni da comunità contadine e popolazioni indigene”, ha dichiarato Nwanze. “Perché queste persone sono in grado, meglio di chiunque altro, di identificare le proprie necessità e comprendere il contesto in cui vivono.”

Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2010 l’Anno internazionale della biodiversità e per celebrarlo a Roma Biodiversity International, un’organizzazione che collabora con l’IFAD, ha organizzato un’intera settimana di eventi che esaltano la biodiversità nella musica, nei video, nella poesia, nel teatro e nell’arte. Il 22 maggio, ultimo giorno del festival, insieme ai leader delle altre agenzie delle Nazioni Unite con sede a Roma e a Biodiversity International, Nwanze lancerà un appello all’azione, volto a sensibilizzare a un uso sostenibile e alla tutela della biodiversità agricola.


Comunicato stampa n.: IFAD/34/2010

Il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) lavora con le popolazioni povere delle aree rurali per aiutarle a incrementare la produzione agricola e la vendita dei loro prodotti, ad aumentare i propri redditi e a decidere autonomamente sulle questioni che riguardano la loro vita. Dal 1978, l’IFAD ha investito oltre 12 miliardi di dollari in prestiti a tassi agevolati e donazioni a paesi in via di sviluppo, mettendo oltre 370 milioni di persone in condizione di uscire dalla povertà. L’IFAD è un’istituzione finanziaria internazionale e un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite con sede a Roma – il polo delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. È un partenariato unico nel suo genere, composto da 165 paesi, tra membri dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC), dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e altri paesi in via di sviluppo.