Roma, 20 febbraio 2011 – Con l’impegno di far leva sull’energia e sul talento delle giovani generazioni rurali per sradicare la povertà, si è conclusa la 34° sessione del Consiglio dei Governatori del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) che si è svolto in questi giorni a Roma.
Delegati dei 167 Paesi Membri dell’IFAD nei due giorni della Conferenza hanno discusso insieme a personalità internazionale, giovani leader di comunità contadine e rappresentanti istituzionali di alto livello su come garantire la sicurezza alimentare, rafforzare i piccoli contadini e su come sostenere ed incoraggiare i giovani che vivono nelle aree rurali dei paesi in via di sviluppo.
Ieri, aprendo i lavori il Presidente del Fondo Kanayo F. Nwanze, ha detto che l’IFAD lavora alla costruzione di economie rurali più robuste ed dinamiche, che a loro volta daranno impeto agli sforzi dell’agenzia per sradicare la povertà rurale. “I programmi ed i progetti che sosteniamo stanno creando le condizioni per i piccoli contadini e l’intera popolazione rurale povera per diventare piccoli imprenditori nei nuovi mercati emergenti”.
Nel suo intervento al Consiglio dei Governatori, Kofi Annan, Presidente dell’Alleanza per la rivoluzione verde in Africa (AGRA), ed ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha parlato dei recenti progressi fatti dall’agricoltura africana ed ha detto che il Continente “ha il potenziale non solo di nutrire la propria popolazione ma di contribuire a creare un sistema di sicurezza alimentare a livello globale”.
Ha poi aggiunto che bisogna “ render l’agricoltura più attraente per i giovani con ambizione e spirito d’iniziativa”. “Sono loro la generazione di cui c’è bisogno affinché vi sia un cambiamento sostenibile”.
La Principessa Haya Al Hussein, Ambasciatrice di Pace delle Nazioni Unite, e moglie del Vice-Presidente e Primo Ministro degli Emirati Arabi Uniti, ha fatto appello ai delegati affinché raddoppino i propri sforzi per affrontare e sconfiggere la fame nel mondo, ed ha elogiato l’IFAD per aver deciso di concentrare i propri progetti sulle donne e sui giovani”.
Nel pomeriggio di ieri si è svolta una tavola rotonda in seduta plenaria dal titolo “Nutrire le generazioni future: giovani rurali oggi – agricoltori fiorenti e produttivi domani”, moderata dalla ex giornalista della CNN Tumi Makgabo, ha offerto una discussione aperta ed interattiva sui problemi con cui devono fare i conti i giovani delle zone rurali e su come riuscire a far leva sulle loro energie per creare economie più dinamiche.
Nella giornata odierna si sono tenute una serie di tavole rotonde interattive, aperte al pubblico che poteva seguire su internet, nelle quali si è ulteriormente esplorata la situazione dei giovani rurali dei paesi in via di sviluppo, in quattro differenti regioni del mondo.
Piccoli imprenditori nel Vicino Oriente
Nella sessione incentrata su Vicino Oriente e Nord-Africa si sono sentite le voci di diversi giovani agricoltori che usufruendo di piccoli presti iniziali dall’ IFAD e da programmi di sviluppo agricolo governativi sono riusciti ad avere successo nelle proprie comunità d’origine.
La giovane Hanan Mohammad Hazaa Al-Bsoul ha raccontato la sua esperienza nel suo villaggio dove insieme ad un incubatore d’imprese è riuscita ad aprire un piccolo negozio di abbigliamento. “Il mio obiettivo è di farlo diventare un business più grande che riesca dar lavoro a molte più persone”.
Abdulla Al Dani, un giovane imprenditore siriano è gia riuscito a raggiungere questo successo e racconta come partendo da un prestito iniziale di 1.000 dollari ricevuti nell’ambito di un programma IFAD sia riuscito ad avviare un fiorente business di mosaici e opere d’arte in pietra che adesso occupa 250 persone. “Le mie intenzioni sono di continuare a crescere e dare lavoro a molte più persone e farne un’attività a livello mondiale”, ha detto.
Lui come molti altri nella tavola rotonda, hanno identificato molti ostacoli da superare, principalmente l’identificazione di mercati dove poter vendere i propri prodotti, la stabilità finanziaria dei propri clienti, avere accesso a forme di protezione sociale, sistemi previdenziali e pensionistici, e la mancanza di associazioni con altri giovani imprenditori rurali per poter curare i propri interessi in modo collettivo.
La tavola rotonda dell’Asia e Pacifico analizza il fenomeno dell’urbanizzazione
Come rendere le zone rurali più attraenti per le giovani generazioni in modo che il fenomeno dell’abbandono della terra verso i centri urbani diventi una questione di scelta e non di necessità? Questo è stato il centro del dibattito della tavola rotonda dell’Asia e Pacifico. “ Dobbiamo migliorare la qualità della vita dei giovani che vivono nelle aree rurali e dar loro le stesse opportunità che hanno i ragazzi dei centri urbani. Dobbiamo creare un maggior collegamento tra le zone rurali e le città”, ha detto Harsha de Silva, dello Srilanka, economista dello sviluppo, imprenditore di successo e membro del parlamento del suo paese.
“Coltivare la terra non dovrebbe essere l’ultima occupazione che i giovani delle zone rurali possono scegliere. Dobbiamo cambiare questa modo di pensare se vogliamo davvero raggiungere la sicurezza alimentare”, ha detto Soane Patolo, manager di un Programma di sviluppo rurale (MORDI) finanziato dall’IFAD a Tonga.
Creare le ragioni per rimanere in Africa rurale
Il tema di creare motivi che convincano i giovani a rimanere nelle zone rurali è stato ricorrente in tutte le tavole rotonde regionali, ed in particolare in quella dedicata all’Africa sub-sahariana. Per Cesaria Kantarama, rappresentante di un’organizzazione di contadini in Ruanda e contadina essa stessa, “la sfida più grande per l’agricoltura è fermare l’esodo e mettere i giovani nelle condizioni di sviluppare le proprie attività ed essere contenti di dove si sta”.
Tutti coloro che sono intervenuti hanno concordato che il principale problema che i paesi della regione devono affrontare è la mancanza di risorse e di terra da coltivare. Ali Neino, Segretario generale dell’Inter-villages Group e di un gruppo assistenza del Niger, ha fatto notare che nel suo paese la maggior parte dei contadini giovani possiede meno di un ettaro di terra.
Sostenere le micro-imprese giovanili in America Latina e Carabi
La responsabile locale della Cooperativa del Salvador “ Los Tepemechines”, Sandra Guadalupe Sandoval Orellana, lamenta le difficoltà che incontra nell’affermarsi nel mondo degli affari chi avvia una piccola attività. “ Dobbiamo trovare il modo di togliere la nostra invisibilità. Abbiamo poco spazio perché il mondo adulto non crede abbastanza in noi”.
Per Dayana Rivera Rivas dell’Associazione dei Piccoli Produttori di caffé di La Marina, in Colombia, un giovane imprenditore “ ha bisogno di assistenza per riuscire ad avere un accesso immediato ai servizi finanziarie ed al mercato di capitali. Dobbiamo essere visti come coloro che offrono un’opportunità di investire nella crescita economica delle nostre zone”.
Nel corso dei lavori il Consiglio dei Governatori ha approvato per acclamazione la richiesta di far parte dell’IFAD di due nuovi Stati, l’Uzbekistan e l’Ungheria.
In un workshop di due giorni tenutosi prima dell’apertura dei lavori de Consiglio dei Governatori è stato decisa l’istituzione di un Forum delle popolazioni indigene sotto l’egida dell’IFAD, per per affrontare la difficile situazione in cui vivono queste popolazioni.
Comunicato stampa No.: IFAD/13/2011
Il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) lavora con le popolazioni povere delle aree rurali per aiutarle a incrementare la produzione agricola e la vendita dei loro prodotti, ad aumentare i propri redditi e a decidere autonomamente sulle questioni che riguardano la loro vita. Dal 1978, l’IFAD ha investito oltre 12,5 miliardi di dollari in prestiti a tassi agevolati e donazioni a paesi in via di sviluppo, mettendo oltre 370 milioni di persone in condizione di uscire dalla povertà. L’IFAD è un’istituzione finanziaria internazionale e un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite con sede a Roma – il polo delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.È un partenariato unico nel suo genere, composto da 167 paesi, tra membri dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC), dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e altri paesi in via di sviluppo.