Enabling poor rural people
to overcome poverty



L'aumento del contributo italiano messaggio concreto di fiducia nel Fondo Lotta alla fame vuol dire investimento nella pace

Roma, 23 febbraio 2012- Il ministro per la Cooperazione Internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi, questa mattina è intervenuto ai lavori del Consiglio dei Governatori del Fondo Internazionale delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Agricolo (IFAD). 

Rivolgendosi al Presidente dell’IFAD e ai rappresentanti dei168 paesi del Fondo, il ministro Riccardi  ha sottolineato come in un quadro di tumultuose trasformazioni, cambiamenti rapidi e grandi sfide geopolitiche la sicurezza alimentare resti “priorità delle priorità”. Infatti, secondo Riccardi, la crisi alimentare è più grave di quella finanziaria. “ La fame non è solo un problema umanitario”, ha detto. “Non affrontare questo problema sarebbe un errore economico gravissimo. Se non si proteggono i bambini nei momenti critici della crescita e dello sviluppo si può distruggere un’intera generazione”.

Lotta alla fame secondo Riccardi vuol dire anche investimento nella pace. Per sottolineare tale consapevolezza il ministro ha citato una recente ricerca portata avanti dall’IFAD che ha esaminato il nesso tra sviluppo rurale, sicurezza alimentare e conflitto. La ricerca indica che i conflitti sociali sono più probabili quando la crescita economica non raggiunge i più poveri. Secondo il ministro “la povertà si deve soprattutto all’assenza di investimenti nell’agricoltura. Infatti l’agricoltura è il settore di lotta alla povertà per eccellenza”, ha spiegato. E ha aggiunto come da molti anni sia convinto “che non solo la guerra è madre di tante povertà, ma che la fame è la madre della guerra e della violenza”.

Nel ringraziare il presidente dell’IFAD Kanayo Nwanze per averlo invitato a prendere la parola nel consesso odierno, Riccardi ha assicurato che l’Italia guarda con molto interesse al lavoro dell’IFAD. “E’ un interesse chiaro del Governo”, ha detto. “L’aumento del contributo italiano nella nona ricostruzione delle risorse è un messaggio concreto di fiducia nella vostra Istituzione. Il vostro ruolo a sostegno dei piccoli agricoltori dei paesi in via di sviluppo è tra le risposte più efficaci alla lotta contro la fame”,  ha aggiunto. Ha sottolineato quindi l’importanza di coinvolgere le donne perché “hanno enormi potenzialità nel far cambiare la storia di questo nostro mondo agricolo”.

Il ministro ha inoltre sottolineato come l’IFAD abbia mantenuto fede alla sua missione anche in anni in cui il sostegno ai piccoli contadini è diminuito. “Per me l’IFAD è una riserva preziosa per l’umanità, perché qui si nutre una visione in cui spesso procediamo nella nebbia”, ha puntualizzato. Questa visione è secondo Riccardi “dare ai poveri del mondo rurale la possibilità di accedere a più benessere e sicurezza alimentare”.

Il ministro per la Cooperazione Internazionale e l’integrazione ha quindi ricordato come l’Italia abbia sottoscritto, in ambito G20, un importante piano d’azione sulla volatilità dei prezzi alimentari e sull’agricoltura. Le fluttuazioni dei prezzi sono causa di fame, malnutrizione e instabilità sociale in molte nazioni. Necessario quindi, secondo Riccardi, un lavoro che si sviluppi  a medio e lungo periodo. “Tante volte i pompieri arrivano tardi, quando l’incendio ha bruciato tante vite umane. E talvolta gli incendi non si possono spegnere”, ha detto. L’IFAD in tale quadro si qualifica come attore principale per la sicurezza alimentare,   aumentando la produttività agricola e, non ultimo, individuando i modi per accrescere i redditi della popolazione rurale.

In una prospettiva volta al lavoro futuro e al contributo in termini di idee che l’Italia può fornire, Riccardi ha citato infine tre settori in cui “è possibile fare di più e meglio: le innovazioni tecnologiche che possono migliorare l’alimentazione, lo sviluppo dell’associazionismo e quello femminile tra i produttori agricoli, il sostegno agli “Stati fragili”.

In conclusione del suo intervento il ministro ha quindi richiamato l’interesse della platea sulla necessità di promuovere la condizione giuridica, “ovvero i diritti delle popolazioni rurali”, ha chiosato. Tra tali diritti, secondo Riccardi, la  registrazione allo stato civile soprattutto, ma anche proprietà della terra e accesso al credito. In tale contesto, ha rimarcato, assume rilevanza il focus del Fondo Internazionale delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Agricolo sull’accesso all’acqua potabile. “Pensiamo di non lasciare sola la Banca Africana di Sviluppo nel suo sforzo di favorire l’accesso all’acqua potabile in Africa”, ha auspicato. “Come romano”, ha infine aggiunto riferendosi al personale del quartier generale IFAD, “credo che la vostra presenza ricordi alla città di Roma la sua vocazione universale. Voi rappresentate un grande proposito cosmopolita”. 


Avviso ai media No: IFAD/17/2012

Il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) lavora con le popolazioni povere delle aree rurali per aiutarle a incrementare la produzione agricola e la vendita dei loro prodotti, ad aumentare i propri redditi e a decidere autonomamente sulle questioni che riguardano la loro vita. Dal 1978, l’IFAD ha investito circa 13,7 miliardi di dollari in donazioni e prestiti a tassi agevolati per finanziare progetti nei paesi in via di sviluppo, mettendo circa 405 milioni di persone in condizione di uscire dalla povertà e contribuendo in tal modo a dare impulso alle comunità rurali. L’IFAD è un’istituzione finanziaria internazionale e un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite con sede a Roma – il polo delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. È un partenariato unico nel suo genere, composto da 168 paesi, tra membri dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC), dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e altri paesi in via di sviluppo.