I leader indigeni di 27 paesi promuovono lo sviluppo autonomo
Roma, 13 Febbraio 2013 – Si è concluso ieri il primo forum mondiale delle popolazioni indigene tenutosi a Roma, presso il quartier generale del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD). Trentadue delegati, provenienti da 27 paesi, si sono impegnati a proteggere e promuovere uno sviluppo autonomo per assicurare che la crescita agricola sia sinonimo di conservazione della cultura e dell’identità indigene.
Le due giornate del forum, che hanno preceduto la trentaseiesima sessione annuale della Conferenza dei Governatori, segnano l’inizio di un nuovo capitolo nel lungo lavoro dell’IFAD con le popolazioni indigene, la maggior parte delle quali vive in aree rurali e soffre in maniera sproporzionata a causa della povertà e dell’esclusione sociale.
“Tre anni fa l’IFAD ha approvato una politica di impegno al fianco delle popolazioni indigene. Questo forum ha lo scopo di darci l’opportunità di valutare il lavoro fatto fino ad oggi e di migliorarlo”, ha dichiarato il presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), Kanayo F. Nwanze. “Riconosciamo e rispettiamo le differenze culturali, di tradizioni e sistemi di sostentamento, ma siamo anche consapevoli che esista un terreno comune tra le popolazioni indigene, in particolare quando si parla di interdipendenza tra società, territori e risorse umane”.
Prima del Forum, l’IFAD e i suoi partner nelle comunità indigene hanno portato avanti una serie di consultazioni, tra cui workshop regionali che hanno identificato due aree principali: potenziare una partecipazione piena ed efficace delle popolazioni indigene nella definizione e implementazione dei progetti supportati dall’IFAD, e rinforzare le competenze delle loro organizzazioni. Tra le tematiche discusse ne corso del forum, il diritto alla proprietà e alla gestione dei territori atavici. I partecipanti del forum ora tradurranno discussioni e conoscenze acquisite in un action plan che presenteranno oggi al Consiglio dei Governatori, il più alto organo decisionale dell’IFAD.
Gli indigeni sono circa 370 milioni di persone. Nonostante rappresentino meno del 5% dell’intera popolazione mondiale, essi sono il 15% dei poveri del mondo. In molti paesi sono i più poveri tra i poveri e la loro situazione non sta migliorando così velocemente come dovrebbe, soprattuto tenendo conto del fatto che l’80% della biodiversità mondiale si trova in aree principalmente abitate dalle popolazioni indigene.
“Molti indigeni, in particolar modo quelli che si trovano nelle aree più remote, vivono ancora sulle loro terre“, ha spiegato Vittoria Taulina Corpuz, Direttore della Fondazione Tebtebba. “Si tratta degli ultimi ecosistemi, quelli meglio conservati e utilizzati dall’uomo in maniera sostenibile, come le foreste tropicali e boreali, le torbiere, le aree marine e costiere”. Tra le ragioni di tale conservazione c’è il fatto che le popolazioni indigene continuino ad usare il loro bagaglio di conoscenze e la loro governance sui quei territori”.
“Poiché in queste aree è stata preservata la biodiversità, si possono ancora trovare minerali, petrolio e gas. Le popolazioni indigene devono quindi far fronte quotidianamente alla minaccia di programmi di sviluppo poco rispettosi dell’ambiente, nonché al rischio di essere trasferite forzatamente”, ha aggiunto Tauili-Corpuz.
La creazione del Forum permanente ONU sulle questioni indigene nel 2000 è stata una pietra miliare, seguita nel 2007 dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigene. Fu un successo della campagna per le popolazioni indigene che ha permesso loro di acquisire maggiore forza all’interno delle istituzioni internazionali. L’IFAD ha supportato i rappresentanti di tali popolazioni nello stabilire una serie di indicatori specifici che misurino il benessere degli indigeni basandosi sui loro stessi principi e sulle loro prospettive.
L’IFAD ha adottato una serie di iniziative e accumulato una preziosa esperienza nello stabilire un dialogo costruttivo con le popolazioni indigene. Oggi l’IFAD finanzia circa 240 progetti, il 30 per cento dei quai supporta le comunità indigene in ben 38 paesi. Per esempio il progetto PROCORREDOR in Ecuador, combina la creazione di reddito con il rinnovamento culturale.
Le popolazioni indigene, che hanno una tradizione fatta di artigianato, stanno apprendendo nuove strategie di marketing in modo da poter beneficiare della crescente industria di turismo ecosostenibile nazionale.
“Noi, popolazioni indigene, abbiamo imparato grazie all’IFAD che dobbiamo dialogare, lavorare assieme ed essere i primi promotori di politiche e pratiche che possano sconfiggere la povertà. Questo Forum è il luogo ideale per costruire un dialogo, un luogo dove possiamo verificare lo stato dei nostri progressi e arrivare ad accordi, così da migliorare il lavoro dell’IFAD nei nostri paesi”, ha dichiarato Myrna Cunningham Kein, membro del Forum Permanente delle Nazioni Unite sulle questioni indigene.
Comunicato stampa: IFAD/05/2013
Il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) lavora con le popolazioni povere delle aree rurali per aiutarle a incrementare la produzione agricola e la vendita dei loro prodotti, ad aumentare i propri redditi e a decidere autonomamente sulle questioni che riguardano la loro vita. Dal 1978, l’IFAD ha investito quasi 14.8 miliardi di dollari in donazioni e prestiti a tassi agevolati per finanziare progetti nei paesi in via di sviluppo, mettendo circa 400 milioni di persone in condizione di uscire dalla povertà e contribuendo in tal modo a dare impulso alle comunità rurali. L’IFAD è un’istituzione finanziaria internazionale e un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite con sede a Roma – il polo delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. È un partenariato unico nel suo genere, composto da 172 paesi, tra membri dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC), dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e altri paesi in via di sviluppo.