Enabling poor rural people
to overcome poverty



Nota informativa MB/12/08

Rendere più forti le donne povere delle aree rurali deve essere una priorità

Roma, 25 Novembre 2008: Le donne delle comunità povere nelle aree rurali sono particolarmente soggette alla violenza, violenza che viene esercitata sotto diverse forme: abusi sessuali e fisici tra le mura domestiche, stupri, diffusione di HIV-AIDS, pratiche tradizionali, come la mutilazione genitale, e il traffico di esseri umani.

Le Nazioni Unite osservano la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne il 25 Novembre, (Risoluzione 45/134, Dicembre 1999). In questo stesso giorno, nel 1960, furono violentate ed uccise le sorelle Mirabal, paladine della lotta di liberazione della Repubblica Dominicana dalla dittatura e da allora simbolo internazionale della lotta per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Lanciando lo “Unite to End Violence against Women, 2008–2015”, a New York lo scorso febbraio, il Segretario-Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon ha chiamato le Nazioni Unite a accrescere la consapevolezza, la volontà politica e le risorse necessarie per prevenire e combattere la violenza contro donne e ragazze in tutto il mondo.

Nelle comunità povere delle aree rurali le donne sono una fonte vitale per la sopravvivenza delle famiglie povere. La perpetuazione di qualsiasi forma di violenza contro queste donne causa maggiori danni, ostacolando lo sviluppo e aumentando la povertà. L’accesso a educazione, cure mediche, credito e potere decisionale, rende le donne meno vulnerabili.

Per ridurre i rischi, aumentare la sicurezza e incoraggiare una maggiore  consapevolezza una prima soluzione può essere offerta anche attraverso anche misure semplici, ma molto utili.

Le donne nelle aree rurali spesso camminano molte miglia al giorno per approvvigionarsi di acqua e legna da ardere. Migliorare i sentieri per la raccolta della legna e portare l’acqua più vicina ai villaggi, vuol dire esporre di meno donne e ragazze ai rischi delle violenze.

Nel suo lavoro con i poveri delle aree rurali, l’IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo) tiene sempre in considerazione le problematiche di genere nelle sue operazioni, con un‘attenzione particolare per quanto concerne potere economico, potere decisionale e benessere.

L’IFAD e il Governo canadese hanno firmato un accordo per un dono pari a 1 milione di dollari canadesi a favore di progetti che mirino a offrire alle donne povere delle aree rurali la possibilità di ridurre la loro vulnerabilità all’HIV-AIDS - The Legal Empowerment of Women Programme (LEWI).

In Burundi, dopo 12 anni di guerra civile in cui molte donne sono state uccise, stuprate o sono rimaste vedove, il ritorno degli espatriati sta creando tensioni nelle comunità. Un progetto del programma LEWI mira a risolvere questi conflitti, a fornire assistenza legale a donne, ragazze e orfani e preparare figure para-legali che possano assistere la popolazione nella risoluzione del conflitto.

In India, nello stato del Chhattisgarh, gran parte delle tribù non riconosce il diritto delle donne ad ereditare e alcune sono anche contrarie a che le donne lavorino nelle piantagioni di riso, principale coltivazione,  o a che costruiscano case; in questo modo le donne vengono private della possibilità di guadagnare e di costruirsi un riparo.

Il programma LEWI sosterrà corsi di alfabetizzazione, anche di tipo legale, nonché programmi di assistenza legale per le donne. Tra i suoi strumenti innovativi c’è il Kalajatha (teatro di strada) che può portare il messaggio in modo efficace e divertente in centinaia di villaggi.

In Malawi, il programma LEWI si concentrerà sui diritti legali e di proprietà che discriminano le donne, che, negate delle risorse, spesso si trovano in situazioni a rischio. Per ridurre la violenza contro le donne è necessario formarle alla vita professionale, per quanto riguarda le attività remunerative, come anche a quella sociale.

Funzionari governativi, organizzazioni internazionali, il settore privato e le organizzazioni non governative si sono incontrati la scorsa settimana ad Addis Ababa, per la sesta sessione del Forum per lo Sviluppo dell’Africa promosso dalla Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’Africa (UNECA) e dall’Unione Africana (AU) - ECA-AU African Development Forum. Il focus di questo anno era rendere le donne più forti e porre fine alla violenza contro le donne in Africa.

“La necessità di eliminare la violenza contro le donne è alla base di ciò che facciamo insieme a e per le donne africane attraverso i programmi che IFAD sostiene” ha detto Maria Hartl, consigliere tecnico dell’IFAD per le pari opportunità e l’equità sociale, che era presente al Forum.


L’IFAD è stato creato 30 anni fa per combattere la povertà rurale, una delle conseguenze principali delle siccità e delle carestie dei primi anni settanta. Dal 1978, l’IFAD ha investito oltre 10 miliardi di dollari in prestiti a tassi agevolati e donazioni che hanno aiutato circa 400 milioni di uomini e donne che vivono in condizioni di povertà assoluta ad aumentare il proprio reddito e a provvedere al sostentamento delle loro famiglie. L’IFAD è un’istituzione finanziaria internazionale e un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite. È il risultato di un partenariato globale tra paesi dell’OCSE, dell’OPEC e altri paesi in via di sviluppo. Attualmente, l’IFAD finanzia più di 200 programmi e progetti in 85 paesi in via di sviluppo e un territorio.