Media backgrounder MB/14/08
Non è giusto che i poveri delle aree rurali paghino un prezzo così alto
Roma, 28 Novembre 2008 - Nei paesi in via di sviluppo, il cambiamento climatico è una dura realtà quotidiana per chi, pur avendo contribuito minimamente alle emissioni di gas serra, sta pagando il prezzo più alto.
In Kenya, ad esempio, solamente nel corso di questo mese, nella regione di Mandera, al nord, improvvise inondazioni hanno spazzato via centinaia di ettari di terra coltivata e di campi di grano pronti per il raccolto, mentre a Kilifi, sulla costa, a causa di una prolungata siccità molti bambini hanno dovuto lasciare la scuola per aiutare i genitori a trovare acqua e pascoli per il bestiame.
Circa un miliardo di persone vive con meno di un dollaro al giorno, di queste, tre su cinque vivono nelle aree rurali dei paesi in via di sviluppo e la loro vita dipende dall’agricoltura. Si prevede che, entro il 2020, il cambiamento climatico possa mettere a rischio fame ulteriori 49 milioni di persone, colpendo in modo sproporzionato milioni di poveri delle aree rurali.
E ora, con la recessione globale, che fine faranno le risorse stanziate per fronteggiare il cambiamento climatico? Saranno investite in altro modo o i paesi sapranno vedere nelle “tecnologie verdi” un’opportunità per stimolare le economie ad uscire dalla crisi globale?
In questo difficile clima economico, il 1 dicembre, a Poznań, si apre la Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico. Sarà un banco di prova per i paesi che devono negoziare un nuovo accordo per fronteggiare il cambiamento climatico.
L’IFAD vuole dare voce al miliardo di ultimi - “bottom billion”. A Poznań affermerà nuovamente che i piccoli agricoltori dei paesi poveri possono essere parte della soluzione, se sostenuti nell’adattamento e nella promozione di pratiche agricole sostenibili che riducono le emissioni.
“L’IFAD lavora con i poveri delle aree rurali e le loro associazioni e riconosce il loro contributo fondamentale nella elaborazione e realizzazione dei programmi e progetti relativi al cambiamento climatico. L’esperienza ci insegna, infatti, che i progetti più efficaci e sostenibili sono quelli nei quali le comunità rurali sono state coinvolte dall’inizio” ha detto Atiqur Rahman, Coordinatore delle politiche, Divisione per le Politiche di IFAD.
Il “Mount Kenya East Pilot Project for Natural Resource Management”, ad esempio, ha reso i sistemi agricoli più resistenti agli shock climatici di breve periodo attraverso interventi di riforestazione e una migliore gestione di risorse idriche e pratiche agricole.
Il Monte Kenya provvede al fabbisogno di acqua di milioni di persone, grazie ai grandi laghi sotterranei e ai fiumi che scorrono lungo le sue pendici. Tuttavia con il ritrarsi dei ghiacciai, la neve si scioglie prima e più rapidamente, e l’acqua a disposizione è sempre meno.
Con il sostegno dell’IFAD, le comunità delle zone rivierasche dei principali fiumi del Monte Kenya hanno costituito le Associazioni dei Consumatori dell’Acqua Fluviale (WRUAs). Ai membri delle associazioni vengono insegnate tecniche di irrigazione e di raccolta e gestione delle acque.
Si è riscontrato che gli interventi volti a creare infrastrutture per la fornitura dell’acqua, a riabilitare la terra degradata, e a piantare alberi e colture a protezione degli argini dei fiumi, sono misure che sostengono le popolazioni locali nell’adattarsi al cambiamento climatico.
La costruzione di pozzi ha permesso di ridurre la distanza percorsa dalle donne, ogni giorno, per fare rifornimento di acqua, da 4 chilometri a 200 metri. Le donne hanno ora più tempo per altre attività, la quantità di acqua a disposizione delle famiglie è raddoppiata e le condizioni di salute delle comunità sono migliorate. Si prevede che i sistemi di irrigazione produrranno anche un aumento della produzione alimentare e delle entrate da attività agricole.
L’IFAD promuove programmi che incentivano i poveri delle aree rurali a adottare pratiche di salvaguardia dell’ambiente, per mitigare gli effetti del cambiamento climatico e aiutarli ad uscire dalla condizione di povertà in cui versano. Ad esempio, spesso le dighe, vitali per la produzione di energia idroelettrica, si ostruiscono per via del fango che scende a valle dalle colline. Agli agricoltori di collina vengono, allora, offerti incentivi in denaro perché piantano colture o alberi che riducano l’erosione del suolo. Se non in termini monetari, le comunità ricevono come ricompensa per il loro impegno strutture sanitarie o scuole.
Per sensibilizzare le comunità in Indonesia, Filippine, Nepal, Cina, Laos e Vietnam, il programma RUPES, dal 2002 al 2007, introdusse la retribuzione monetaria per i servizi prestati a salvaguardia dell’ambiente (ad esempio per la pulizia del letto di un fiume).
A Sumberjaya, in Indonesia, il sistema di retribuzione fu introdotto con l’agro-foresteria nelle piantagioni di caffé, generando un considerevole aumento nella produzione e qualità dei raccolti. La concessione della proprietà della terra rappresentò una dei principali sistemi di retribuzione. Il sistema è ora stato esteso alla salvaguardia dei fiumi.
Note per i giornalisti
È da decenni che l’IFAD aiuta i piccoli agricoltori a fronteggiare le mutevoli condizioni climatiche, ma oggi gli elementi di adattamento e mitigazione sono previsti fin nelle fasi di elaborazione dei programmi e dei progetti.
Il programma RUPES ha aiutato ad identificare e valorizzare i servizi ambientali. La prima fase del programma ha generato risultati talmente positivi che il finanziamento per una seconda fase è stato approvato lo scorso Aprile.
L’IFAD ospita il Meccanismo Globale, un organo sussidiario dello UNCCD che supporta i paesi parti dello UNCCD a raccogliere e amministrare fondi per fermare la desertificazione. Tra il 1999 e il 2005 il 63 per cento dei programmi e progetti finanziati dall’IFAD sono stati diretti per raggiungere obiettivi della UNCCD. Il Meccanismo Globale è ospitato da IFAD per via dell’impegno dell’organizzazione per sviluppo agricolo, agricoltura e gestione sostenibile della terra.
L’IFAD è un’agenzia esecutiva del Global Environment Facility (GEF), un’organizzazione finanziaria indipendente creata del 1991 per fornire doni a paesi in via di sviluppo per progetti che portano benefici ambientali globali e favoriscono uno stile di vita sostenibile.