Enabling poor rural people
to overcome poverty



Media backgrounder MB/08/08

In occasione della riunione in Turchia, il CRIC7 riesamina i progressi compiuti nella lotta alla desertificazione

Roma, 3 Novembre 2008: Si stima che ogni anno circa dodici milioni di ettari di terra vadano persi a causa del forte degrado del suolo o di altri danni ambientali. In Africa, dove circa il 60 per cento della popolazione dipende dall’agricoltura, il degrado del suolo colpisce circa il 46 per cento del continente. Uno studio recente mostra che nelle aree maggiormente produttive dell’Africa sub-Sahariana, il deterioramento delle terre coltivabili minaccia il futuro della produzione alimentare.

In questo contesto, dal 3-14 Novembre, si riunirà ad Istanbul la settima sessione del Comitato di Revisione dell’Attuazione della Convenzione (CRIC7), ospitato dal Governo della Repubblica della Turchia. Nei giorni precedenti il CRIC7, si riunirà anche la prima sessione speciale del Comitato su Scienza e Tecnologia (CST-S1).

La riunione del CRIC7 capita in un frangente critico come quello della crisi finanziaria in cui i timori di una recessione globale possono mettere al margine del dibattito globale problematiche dalla soluzione non rapida, come la desertificazione e il cambiamento climatico.

“La tripla piaga di povertà, cambiamento climatico e prezzi alimentari alti presenta una serie di sfide globali che richiedono un approccio  coordinato a livello globale per rispondere alle necessità di breve periodo e agli imperativi di medio e lungo periodo con una maggiore e più sostenibile produttività e produzione agricola” dice Kanayo Nwanze, Vice-Presidente dell’IFAD, prima della riunione del CRIC.

“Grandi estensioni di terre aride sono state fortemente deteriorate. Il declino nella fertilità della terra rischia di innescare un circolo vizioso di più ampio degrado ambientale, impoverimento e conflitto, spesso mettendo a repentaglio la stabilità dei paesi colpiti” ha riferito il Segretario Esecutivo della UNCCD, Luc Gnacadja.

La Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD) è una delle tre convenzioni di Rio stabilite quando la comunità internazionale si rese conto dell’enorme danno che si stava arrecando al pianeta.

La riunione del CRIC7 esaminerà il piano strategico decennale (2008-2018) della UNCCD e la cornice per migliorare l’implementazione della Convenzione.

Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) calcola che la desertificazione costa 9 miliardi di dollari all’anno nella sola Africa. Più del 50 per cento delle risorse di IFAD sono destinate all’Africa. Negli ultimi 23 anni l’IFAD ha destinato più di 3,5 miliardi di dollari per supportare lo sviluppo sostenibile delle aree aride e combattere il degrado della terra nei paesi in via di sviluppo.

“L’impatto del deterioramento delle risorse naturali è potenzialmente più devastante, in termini finanziari, dell’attuale crisi finanziaria. Il costo socio-economico, sulle vite delle persone, della noncuranza è enorme” ha detto Christian Mersmann, Direttore Generale del Meccanismo Globale della UNCCD, organo sussidiario della Convenzione che fornisce servizi di consulenza sulla gestione sostenibile della terra.

Eppure con volontà politica ed investimenti tempestivi si potrebbero ottenere buoni risultati nelle aree aride, che hanno anche un immenso potenziale.

Perchè gli sforzi per combattere la desertificazione risultino efficaci, le comunità locali devono essere coinvolte e il sapere tradizionale delle popolazioni, circa la gestione della terra, introdotto nelle pratiche sostenibili.

Per esempio, in Niger, 9.000 ettari di terra brulla sono stati riabilitati utilizzando argini di pietre e buche tradizionali per la semina ottenendo risultati incredibili. Già a partire dal secondo anno, grazie alla riabilitazione della terra ogni ettaro ha fruttato 65 dollari l’anno.

Le tecniche di riabilitazione della terra sono state estese velocemente ad altre aree e in alcuni casi gli agricoltori, considerando questo nuovo potenziale, hanno venduto alcuni dei loro terreni coltivati per comprare terra deteriorata, stimolando così il mercato dei terreni e aumentando il potenziale produttivo dell’area.

Il rinnovamento della terra deteriorata può anche contribuire a garantire ai poveri un maggiore accesso alla terra e alle risorse naturali.

“Desertificazione e deterioramento della terra non sono ancora pienamente riconosciuti come problemi per lo sviluppo. Considerarli solamente come problemi ambientali vuol dire sminuirli, mentre è necessario affrontarli con un approccio ampio ed integrato” ha detto Kwame Awere Gyekye, Manager dei Programmi per il Meccanismo Globale in Est e Sud Africa.

A tale proposito, Awere Gyekye ha citato l’esempio del Kenya, dove l’erosione del suolo, e le conseguenti colate di fango e detriti, provocano l’ostruzione delle dighe idroelettriche. “La capacità di generare energia è ridotta, i consumatori sono costretti a pagare di più per l’elettricità, e le imprese, che si trovano senza fonte di energia sono spesso costrette a licenziare i propri lavoratori. Tuttavia, se dessimo incentivi agli agricoltori per piantare alberi invece di granturco, tutti ne guadagnerebbero in sviluppo” ha aggiunto Awere Gyekye.


Ai giornalisti

Negli ultimi 50 anni, un quarto dello strato superficiale del terreno, un quinto della terra rurale e un terzo delle foreste sono state deteriorate o perse.

Questo ha contribuito alla perdita di biodiversità e all’indebolimento dell’ecosistema, che sono le fondamenta dell’agricoltura e della produzione di cibo.

L’IFAD ospita il Meccanismo Globale, un organo sussidiario dello UNCCD che supporta i paesi parti dello UNCCD a raccogliere e amministrare fondi per fermare la desertificazione. Tra il 1999 e il 2005 il 63 per cento dei programmi e progetti finanziati dall’IFAD sono stati diretti per raggiungere obiettivi della UNCCD. Il Meccanismo Globale è ospitato da IFAD per via dell’impegno dell’organizzazione per sviluppo agricolo, agricoltura e gestione sostenibile della terra.

L’IFAD è un’agenzia esecutiva del Global Environment Facility (GEF), un’organizzazione finanziaria indipendente creata del 1991 per fornire doni a paesi in via di sviluppo per progetti che portano benefici ambientali globali e favoriscono uno stile di vita sostenibile.

IFAD fu selezionato per essere un’agenzia esecutiva del GEF per la sua esperienza nel combattere il deterioramento della terra, per aver riconosciuto il legame tra povertà e ambiente, e per il suo ruolo chiave all’interno della UNCCD.

L’IFAD ospita il Segretariato dell’International Land Coalition, un’alleanza globale di organizzazioni dedicate a lavorare con i poveri delle aree rurali per aumentarne l’accesso sicuro alle risorse naturali, in particolare alla terra.

Le tre convenzioni di Rio, la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCC), la Convenzione sulla diversità biologica (CBD) e la UNCCD, sono collegate così come lo sono i loro piani di azione.

Nel 2012 il Protocollo di Kyoto per prevenire il cambiamento climatico e il riscaldamento globale scadrà e sarà necessario un nuovo protocollo sul clima. L’incontro delle parti dello UNFCCC a Copenaghen, del prossimo anno, sarà l’ultimo vertice mondiale per rinnovare l’accordo sul clima.


L’IFAD è stato creato 30 anni fa per combattere la povertà rurale, una delle conseguenze principali delle siccità e delle carestie dei primi anni settanta. Dal 1978, l’IFAD ha investito oltre 10 miliardi di dollari in prestiti a tassi agevolati e donazioni che hanno aiutato circa 400 milioni di uomini e donne che vivono in condizioni di povertà assoluta ad aumentare il proprio reddito e a provvedere al sostentamento delle loro famiglie.

L’IFAD è un’istituzione finanziaria internazionale e un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite. È il risultato di un partenariato globale tra paesi dell’OCSE, dell’OPEC e altri paesi in via di sviluppo. Attualmente, l’IFAD finanzia più di 200 programmi e progetti in 85 paesi in via di sviluppo e un territorio.