Il Presidente della Nigeria Mette in Guardia sulla Poverta, Pericolo per la Pace e la Stabilita Mondiali

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Il Presidente della Nigeria Mette in Guardia sulla Poverta', Pericolo per la Pace e la Stabilita' Mondiali

Comunicato IFAD/13/02

Roma, 19 febbraio 2002 – La poverta’ rurale costituisce una minaccia per la pace e la stabilita’del mondo intero, non solo per i Paesi in via di sviluppo. L’avvertimento e’venuto da Olusegun Obasanjo, Presidente della Repubblica della Nigeria, che ha sollecitato la comunita’ internazionale a prestare piu’ attenzione a un tema che avra’ ripercussioni per tutti.

Rivolgendosi all’assemblea plenaria, il presidente Obasanjo – ospite d’onore al 25esimo Consiglio dei Governatori dell’IFAD - ha parlato della “inevitabile relazione tra la poverta’e una pace duratura”.

“La poverta’ rurale ha profonde implicazioni per l’armonia sociale e la stabilita’ dell’intera comunita’mondiale”, ha detto il presidente nigeriano. “I sistemi agricoli deboli tendono ad aggravare la poverta’ rurale , che a sua volta offre terreno fertile per il malcontento e, infine, per le agitazioni politiche.

“La soluzione a questo problema risiede nella nostra risoluzione collettiva di alzare gli standards di vita dei poveri rurali, attraverso l’innalzamento della produttivita’ agricola e l’accesso al mercato che, da ultimo, assicurera’ non solo cibo adeguato ma anche lavoro - sia all’interno che all’esterno delle aziende agricole - fara’ crescere i redditi e spianera’ la strada verso una societa’ piu’stabile”, ha aggiunto. “Il fallimento nella risoluzione della grave condizione della poverta’ rurale e’ in larga parte responsabile del pericoloso trend dell’emigrazione dalla campagna alle citta’, situazione preoccupante e ricorrente in gran parte dei Paesi in via di sviluppo”, ha detto il presidente Obasanjo.

“Le infrastrutture sociali, in questi contesti urbani, diventano rapidamente inadeguate e sovraccariche, risolvendosi in tensione sociale e qualche volta in scoppi di violenza”, ha osservato Obasanjo.

Affrontare il problema alla radice – nelle aree rurali in cui la poverta’e’ piu’ profondamente consolidata – e’ l’unico modo per combattere fame e poverta’in maniera duratura, e’stato detto alla Conferenza dell’IFAD. Secondo il presidente Obasanjo e’imperativo canalizzare piu’aiuti verso la poverta’rurale, invertendo la tendenza, consolidatasi negli ultimi anni, di dare piu’aiuti al settore urbano. Gli aiuti internazionali ai settori rurali sono diminuiti piu’del 50% tra il 1988 e il 1999.

“Immagino che se i Paesi in via di sviluppo continueranno ad arrendersi alla domanda sempre crescente dell’elite urbana a spese dei poveri rurali, il flagello dell’esodo rurale verso le citta’ si accentuera’, creando cosi’un ambiente fertile per l’instabilita’politica e sociale”, ha detto il presidente alla Conferenza.

L’IFAD e’la sola agenzia specializzata delle Nazioni Unite con mandato di assistenza ai poveri rurali. Su 1,2 bilioni di persone che vivono in condizioni di poverta’ estrema – con un budget giornaliero di appena 1 dollaro – piu’del 75% vive in zone rurali.

Lo scopo dell’IFAD e’di aiutare i poveri rurali a migliorare le loro vite, aumentando la produzione di cibo, innalzando i redditi e i livelli di salute, educazione e nutrimento in maniera sostenibile. L’assistenza e’portata attraverso una serie di canali, inclusi progetti di sviluppo volti ad aumentare il rendimento, iniziative di formazione, schemi finanziari di sostegno alle piccole iniziative commerciali, e assistenza con il marketing e la distribuzione. L’IFAD fornisce anche borse di studio per la ricerca e l’assistenza. tecnica.

Dalla sua nascita, nel 1977, l’organizzazione – che ha sede a Roma – ha finanziato 603 progetti in 115 Paesi, impegnando in prestiti 7,3 bilioni di dollari, e ha offerto piu’di 1500 borse di studio per la ricerca e l’assistenza tecnica. Come risultato, piu’di 254 milioni di persone sono state aiutate a rompere il ciclo della poverta’ e ad apportare una svolta duratura alle loro vite.

Tuttavia – e’stato detto alla conferenza – ancora molto rimane da fare. Nel 2000, al Vertice del Millennio a New York, la comunitá internazionale si é impegnata a cercare di dimezzare il numero dei poveri e degli affamati entro l’anno 2015. Finora, peró, i progressi compiuti sono stati troppo lenti perché possa esserci alcuna prospettiva reale di rispettare la scadenza stabilita. Alla conferenza, il Presidente Obasanjo ha dichiarato che quell’obiettivo rimane “in larga misura un miraggio”.

“E’ un paradosso spiacevole – per non dire imbarazzante – che, nonostante il tema della povertá sia stato sinteticamente posto al centro del discorso internazionale, specialmente nell’ultimo decennio, e nonostante gli enormi passi avanti compiuti nel campo della scienza e della tecnologia in un mondo sempre piú interdipendente, l’incidenza della povertá continui ad aumentare in modo esponenziale nella maggior parte dei Paesi in via di sviluppo, in particolare nell’Asia meridionale e nell’Africa sub-sahariana”, ha detto il Presidente.

Secondo alcune stime, per far fronte all’obiettivo fissato al Vertice del Millennio, 20 milioni di persone l’anno dovrebbero uscire dalla lista dei poveri e degli affamati; mentre attualmente il ritmo é solo di sei milioni di poveri in meno ogni anno. Al giorno d’oggi, un miliardo e duecentomila uomini, donne e bambini – un quinto della popolazione del pianeta – continuano a condurre un’esistenza di stenti, in condizioni di povertá estrema.

In precedenza, la conferenza aveva ascoltato il messaggio del Presidente della Repubblica italiana, Carlo Azeglio Ciampi, che lamentava la mancanza di progressi che avvicinino all’obiettivo di sradicare la povertá. “La comunitá internazionale, come pure i Paesi piú direttamente interessati, posseggono le risorse e le capacitá per vincere questa lotta”, ha detto Ciampi.

Parlando del suo paese, il Presidente Obasanjo ha detto che sono stati compiuti notevoli passi avanti nel risanamento dell'economia e delle infrastrutture sociali, lasciate in uno stato disastroso, dopo anni di regime militare. Molte aree rurali sono state collegate alla rete elettrica, e nelle stesse zone rurali sono state costruite o riparate molte strade, ed istituiti programmi scolastici.

La Nigeria peró, nonostante i progressi compiuti negli ultimi 3 anni, continua ad avere di fronte sfide enormi, con la sua popolazione di 125 milioni di persone, appartenenti a 250 gruppi etnici diversi. E’ uno dei 20 Paesi piú poveri del mondo, e la prospettiva é di un ulteriore aggravarsi della povertá, specialmente nelle zone rurali. Oggi la percentuale della popolazione classificata come povera é del 72% circa, e piú del 35% della popolazione ha un reddito inferiore alla soglia della povertá, che é di un dollaro USA al giorno.

Circa il 40% della popolazione rurale vive al di sotto della soglia della povertá. Piú del 50% della popolazione non ha accesso ad acqua non contaminata, ed il 12% dei nigeriani – cioé 12 milioni di persone – sono malnutriti. Il 35% dei bambini al di sotto dei 5 anni sono sotto peso, ed il 42% hanno difficolta’di sviluppo. Ai problemi della malnutrizione si aggiunge l’alta incidenza di HIV/AIDS, che in Nigeria colpisce il 5% della popolazione rurale.

Il Presidente Obasanjo svolge un ruolo dirigente nel NEPAD, il Nuovo Partenariato per lo Sviluppo dell’Africa: un’iniziativa lanciata nel luglio scorso dai leader africani, per promuovere la crescita, sradicare la povertá, e fermare la marginalizzazione dell’Africa, in un’economia sempre piú globalizzata.

L’IFAD gestisce in Nigeria una serie di programmi. Lo scorso dicembre, il Fondo ha concordato un prestito di 30 milioni di dollari USA, per lanciare un progetto mirato ad aiutare i poveri nelle zone rurali di otto Stati del nord del paese. Si prevede che tale progetto aiuterá piú di due miliardi e mezzo di persone, molte delle quali in famiglie che hanno per capofamiglia una donna, a trovare la strada per uscire dalla povertá. La questione delle donne e’ uno dei temi che vanno affrontati con urgenza, in una societá fortemente dominata dagli uomini, ha ammesso il Presidente Obasanjo.

“Agli uomini del mio paese non piace che lo si dica, ma viviamo in una societá maschilista”, ha detto piú tardi il Presidente ai giornalisti. “Non si tratta di una situazione che si puó cambiare dal giorno alla notte, ma si deve iniziare a cambiarla, ed uno dei modi migliori é tramite l’istruzione, perché una donna istruita é una donna liberata”. Il Presidente ha poi aggiunto che é stato introdotto nel paese un programma di garanzia dell’istruzione per tutti, con nove anni di istruzione obbligatoria sia nelle zone urbane che in quelle rurali.

L’agenzia ONU intende incrementare il proprio intervento in Nigeria, insieme ad altri partner internazionali, con l’obiettivo di aiutare la giovane democrazia del paese ad affrontare le sfide del futuro.